venerdì 20 luglio 2007

SCONVOLGENTI DICHIARAZIONI DI TUDOR

Tudor: "La Juve, il paradiso dei senza cuore" Su gentile concessione di Hic Sunt Leones

Mercoledì, 18 Luglio 2007

(dal sito HSL, Hic Sunt Leones, riceviamo e volentieri pubblichiamo)

Igor Tudor senza freni. Dal ritiro di Marburg, il neo acquisto dell'Hajduk Spalato rilascia dichiarazioni velenosissime contro l'ambiente bianconero: "La Juve? Lì ho imparato a conoscere un professionismo brutale, senza cuore. Quando giochi e sei bravo, sono tutti at­torno a te. Ma quando non giochi oppure sei in lista di cessione, non ti considerano più. Io ero presente e ho visto al­cuni giocatori mitici degli ultimi anni come Antonio Conte e Paolo Montero che se ne sono andati senza ricevere nean­che un saluto o un grazie dalla società. La Juve è come una macchina. Pensano ed inducono solo a distruggere gli avversari. Non esiste lo spirito sportivo alla Juve. Non c'è pensiero che a vincere. L'ambiente non conta niente e anche alcuni dirigenti sono trattati come numeri: pensate a tutta la vicenda di Pessotto. Fra i giocatori non ci sono amicizie. Solo fra gli ita­liani c'è un po' più di riguardo reciproco, ma nulla di particolare, tutti si guardano come nemici. È un ambiente schifoso durante e dopo l'epoca di Moggi. L'u­nica cosa che conta è l'allenamento, la partita da vincere a tutti costi senza riguardi per regole, avversari e compagni di squadra. L'allenatore perfetto per la Juve era Capello, un essere senza cuore nel petto. Quello che dico è provato dal fatto che, dopo partite ed allenamenti, ognuno va a casa da solo, per conto suo. Quello non è calcio, non è vivere, non è niente. Da un certo punto di vista credo di aver bruciato i miei anni migliori per una società che non li meritava. Qui da noi è molto diverso, spesso ci ritroviamo in casa di qualcuno, al bar o al ristorante, l'ambiente è molto cordiale e, anzi, è raro che qualcuno dopo la gara vada subito a casa da solo. Siamo una squadra di amici. Qui c'è cuore, alla Juve contano solo i soldi e mi pare che i casi Trezeguet e Nedved lo abbiano ampiamente dimostrato a tutti. E l'attuale dirigenza non è certo migliore della precedente...".

giovedì 19 luglio 2007

TRATTO DA WWW.PAOLOZILIANI.IT

Il sacro terrore di un nuovo processo alla Juve

Mentre la Procura di Napoli critica le condanne ridicole della giustizia sportiva, parla di una Cupola che imperversava da anni e di un Moggi taroccatore anche nel 2005-2006, la parola d'ordine è: "Facciamo finta di niente!"

Cobolli Gigli, presidente della Juve del Nuovo CorsoCobolli Gigli, presidente della Juve del Nuovo Corso
Sabato, 14 Luglio 2007

Incredibile ma vero: col tacito assenso di tutti, nel pianeta-calcio è in atto una vera e propria riscrittura del codice di giustizia sportiva. Il principio ispiratore è: “Mai più sanzioni per i fatti di Calciopoli”. Mentre i sostituti procuratori napoletani, Narducci e Beatrice, si rendono protagonisti dei seguenti accadimenti: 1) proposta di rinvio a giudizio per 37 personaggi (molti dei quali eccellenti) del calcio italiano, la maggior parte dei quali accusati di “associazione a delinquere”; 2) invito rivolto all'Ufficio Inchieste ad indagare sui nuovi, scottanti documenti emersi dalla loro indagine e subito messi a disposizione di Borrelli; 3) aperta critica delle sentenze all'acqua di rose con cui la giustizia sportiva ha chiuso i suoi processi di calciopoli, celebrati nell'estate 2006; 4) la convinzione raggiunta, e apertamente espressa, che la Cupola di malaffare facente capo ai 6 personaggi dell'Ave Maria (leggi: Moggi, Giraudo, Mazzini, Bergamo, Pairetto e De Santis) abbia taroccato non uno, ma un numero assai superiore di campionati; mentre tutto questo accade, dicevamo, il calcio italiano fa quadrato, chiama tutti a raccolta e col soccorso di tutte le sue componenti – Palazzo, club, addetti ai lavori, mass-media – si riscopre Monolite. Non scalfibile. Inattaccabile.

Ora che lo choc della Juventus in B è superato; ora che Nostra Signora è rientrata a corte accompagnata – nientemeno – che da due paggi d'eccellenza come Napoli e Genoa; ora che il Paese del Bengodi è pronto a riaprire i battenti, non sia mai che arrivi qualcuno a rovinare questa ritrovata aria di festa. Le salamelle stanno sfrigolando sulla griglia come nemmeno alla più riuscita Festa dell'Unità. E la gente aspetta solo di sentirselo dire: “Che la festa cominci!”.

E allora? E allora niente paura! Ci sono due giudici che riaffermano l'immagine di un mondo del calcio marcio dal tetto alle fondamenta, due giudici che dicono, chiaro e tondo, che la Premiata Ditta “Moggi & Company” ha truccato le carte del calcio per chissà quanti anni, ben prima della stagione 2004-2005 e con sforo – già accertato – nella stagione 2005-2006? Okay, l'importante è non perdere la calma. E stupire la gente con piroette ed effetti speciali.

Prendete la “Gazzetta dello Sport”: che per tutti è – da sempre - la Bibbia dell'appassionato. Per l'appunto. All'indomani delle 37 richieste di rinvio a giudizio della Procura di Napoli, in un articolo a firma del vicedirettore Ruggiero Palombo (il primo a scrivere – il 22 aprile del 2006 – che sul calcio italiano stava per abbattersi il ciclone dello scandalo-Calciopoli), a pagina 2 si legge testualmente: “Sul fronte della giustizia sportiva la questione arbitrale resta predominante perché c'è un campionato da salvaguardare. Il prossimo. Juventus, Fiorentina, Reggina, Milan e Lazio hanno già pagato il loro prezzo e questa estate dovrebbe toccare (penalizzazione in serie B) al Messina. Altri capitoli e altri campionati, complici le utenze riservate che Moggi ha continuato a dispensare fino alla primavera del 2006, finiranno presto o tardi sotto la lente dei magistrati napoletani, ma questo potrà al massimo coinvolgere uomini (arbitri e dintorni) e non club”.

Per chi non avesse capito: secondo la Gazzetta, anche se la Procura di Napoli ha appurato che Moggi ha inquinato, oltre al campionato 2004-2005, anche il campionato 2005-2006, distribuendo ai suoi affiliati – designatori, arbitri, dirigenti federali, addetti ai lavori - schede telefoniche non più svizzere, ma del Liechtenstein - perché meno facilmente intercettabili - di fatto alterando la regolarità di un'altra stagione, la sola conseguenza che potrebbe derivarne, dopo un eventuale processo sportivo, è la condanna di “uomini (arbitri e dintorni), e non di club”. Frase che citiamo testualmente. Domanda: perché? Hanno forse riscritto il codice di giustizia senza avvisare? Strano. Fino a ieri ci avevano detto che la sanzioni inflitte a club e tesserati per gli orrori della stagione 2004-2005 non sarebbero stati rivisti anche in caso di emersione di nuovi orrori commessi nella stessa stagione: questo perché le condanne inflitte a Moggi e alla Juventus, a tesserati e club coinvolti, dovevano ritenersi sanzione cumulativa di un modo di agire illecito protrattosi, in vario modo, nell'arco di un'intera stagione.

Molto bene. Ma il 2005-2006? Come direbbe Di Pietro: che ci azzecca il campionato 2005-2006 col campionato 2004-2005? Per capirci: Mettiamo il caso di un uomo condannato per omicidio, poniamo a 30 anni, perché ha ucciso – per l'appunto – un'altra persona. A processo concluso, e a sentenza emessa, si scopre che quest'uomo non è un semplice assassino, ma un serial killer; e che di persone non ne ha uccise solo una, ma diverse: ammettiamo 6 o 7. Secondo voi, che fa la giustizia? Non lo porta più alla sbarra perché sul suo conto è già stato celebrato un processo ed è già stata emessa una condanna? E le nuove vittime? E i famigliari delle nuove vittime? Converrete anche voi che se non siamo nel Paese delle Banane, l'omicida verrà portato in aula, una seconda volta, per rispondere dei nuovi crimini e sottoporsi a un nuovo giudizio. E ci mancherebbe altro: non siete d'accordo?

Questo in un paese serio. Ma il pianeta-calcio, si sa, è un carrozzone fatto a modo suo. E a bordo di questo sgangherato carrozzone, dove si viaggia sempre in gita-premio, può capitare appunto di leggere, sul più autorevole foglio sportivo, che sì, è vero, Moggi forse ha falsato un altro campionato, il 2005-2006, che è stato quindi – al pari del 2004-2005 - un Grande Tarocco. Ma niente paura: i club non subiranno conseguenze. Perché? Non si sa. C'è un motivo? Non importa. Hanno riscritto le regole. No. E allora? E allora va bene così.

Mica male, non vi sembra? Per gli adoratori del Monolite, insomma, l'importante è che la Grande Festa del ritorno della Juve in serie A non subisca intoppi, non subisca ritardi. E se Narducci e Beatrice, i piemme della Procura di Napoli, escono allo scoperto criticando duramente le sentenze “annacquate” della giustizia sportiva, sempre la “Gazzetta dello Sport”, e sempre Ruggiero Palombo (giornale di sabato, pagina 6) sono già lì, pronti a bacchettarli, e a puntualizzare: “Purchè non si voglia pensare alla Juventus in C2 e alla serie B per tutti gli altri club coinvolti. Col palese rischio di buttare via, insieme all'acqua sporca, anche il bambino”.

E allora okay, teniamoci il bambino. Ma non spaventiamoci se poi, come in “Rosemary's baby”, alla fine si scopre che il pupo era - nientemeno - che il figlio di Satana.

(P.S. Come diceva Celentano: “Si fece una grande festa / da fare girar la testa / si fecero dei banchetti / scoppiarono i mortaretti / per tutti ci fu un sorriso / che giorni di paradiso...”)

giovedì 12 luglio 2007

STRATEGIA FALLITA IN CASA ROMA

Nel nostro precedente Post avevamo già parlato del detto "Chi troppo vuole nulla stringe".
Ora possiamo dire che i detti popolari hanno sempre ragione!
La Roma si ritrova con Chivu in ritiro dopo aver già comprato Juan e con tutto l'ambiente giallorosso contro, in scadenza di contratto e senza soldi.
Il quadro sembra davvero poco incoraggiante.
Ma noi lo avevamo anticipato. La Roma aveva sicuramente il diritto (dettato dalla necessità di incassare soldi) di fissare un prezzo per il cartellino del giocatore. Ma come tutti sanno, dopo la sentenza Bosman, il potere contrattuale in ambito Uefa e Fifa è cambiato. Ora il potere passa in mano ai calciatori, che in quanto lavoratori, possono decidere (insieme alle società, ma anche senza) il loro futuro. Quindi perchè calcare la mano? Perchè impuntarsi su una questione di qualche milione di euro? Ora invece di incassarne 15, la Roma potrebbe non incassarne, anzi, si vedrebbe costretta a pagare lo stipendio di Chivu dopo aver comprato il suo sostituto (Juan) e soprattutto dopo aver alimentato l'astio nei suoi confronti da parte della stessa tifoseria giallorossa.
Ultimo, anche se primario problema: Senza i soldi della cessione di Chivu, il mercato della Roma si ferma qui?

LA JUVE DI COBOLLI COME L'INTER DI MORATTI

CHE QUALCUNO FERMI LA NUOVA DIRIGENZA JUVENTINA!!!
Se la storia insegna e serve da monito, qualcuno fermi gli uomini mercato Juve!
Spiegategli cosa ha fatto Moratti nei primi anni di Inter, spiegategli che ha comprato tanti nuovi giocatori in un colpo solo, spiegategli cosa ha vinto!!!! NULLA!
Il mercato va fatto con inteligenza, ma anche con prudenza. Non si costruisce una squadra vincente in una sola campagna acquisti, rivoluzionando completamente difesa, centrocampo e parzialmente attacco...
Sappiamo della voglia dei tifosi juventini di competere al più presto per lo scudetto, ma così si rischia solo di fare una stagione di assestamento. Perchè è inevitabile. Troppi cambiamenti comportano un necessario lasso di tempo per il rodaggio.
Ripetiamo, dopo gli ultimi proclami di nuovi acquisti della dirigenza juventina: FERMATELI!


p.s.: Ci permettiano solo un'ultima considerazione sulle dichiarazioni di Blanc sul teorico disturbo dell'Inter su Nedved. Risulta che sia stato il procuratore dello stesso giocatore a contattare l'Inter per sondare il terreno... ma a parte questo... si è già scordato che qualche giorno fa hanno contattato Burdisso (giocatore sotto contratto dell'Inter) senza aver interpellato prima la dirigenza interista per proporgli di andare da loro??
Che almeno si abbia la decenza di tacere.
Sappiamo tutti che il mercato è fatto così... ma scagliare la pietra contro altri, quando per primi si commette il peccato...

mercoledì 11 luglio 2007

MAGISTRATI SPIATI E SCHEDATI

DA http://today.reuters.it
ROMA (Reuters) - Il governo presieduto da Silvio Berlusconi non ha mai chiesto di operare controlli su nessuna delle persone indicate nell'archivio scoperto nell'ufficio del Sismi di via Nazionale a Roma, che secondo il Csm sarebbe stato realizzato dall'intelligence italiana e non da un suo settore deviato.
A sottolinearlo oggi è lo stesso ex presidente del Consiglio Berlusconi, che in una nota precisa che Palazzo Chigi non era a conoscenza di alcuna attività di monitoraggio, minacciando possibili querele contro chi su questo punto sosterrà il contrario.
Ma esponenti dell'attuale governo, a cominciare dal vicepremier Massimo D'Alema lo incalzano, sostengono che a questo punto è necessario istituire una commissione parlamentare d'inchiesta.
"Né io, né tantomeno il governo da me presieduto, né direttamente né indirettamente ha mai dato indicazioni a chicchessia di operare schedature, monitoraggi, controlli o quant'altro nei confronti dei soggetti indicati nella documentazione sequestrata al dr. Pompa", spiega nella nota il leader di Forza Italia, in riferimento a Pio Pompa -- braccio destro dell'ex-direttore del Sismi Nicolò Pollari -- responsabile dell'archivio.
Lo stesso Pompa, accusato insieme a Pollari di peculato e possesso di notizie riservate, ha detto nei giorni scorsi che l'archivio era suo personale e derivava da fonti aperte.
Oggi, il ministro della Giustizia Clemente Mastella e quello delle Infrastrutture Antonio Di Pietro oggi hanno auspicato l'istituzione di una commissione d'inchiesta per fare chiarezza sulla questione.
In serata si è unito a loro D'Alema che, parlando alla Festa dell'Unità ha detto: "Non voglio lanciare accuse al precedente governo, però, certo, durante il precedente governo sono successe tante cose strane. E' una coincidenza?"
Berlusconi ha difeso il Sismi e il generale Pollari, "a cui non posso che rinnovare la totale ed incondizionata stima e fiducia, hanno sempre agito con assoluta correttezza e lealtà nel rispetto della legge e dei principi costituzionali".
Certo è, prosegue l'ex-premier nella nota con riferimento ai dossier "che la Presidenza del Consiglio mai è stata posta a conoscenza di tale attività. Di talché qualsiasi illazione o contraria indicazione sul punto non potrà che trovare una ferma risposta con conseguenti azioni giudiziarie in tutte le sedi competenti".
In una risoluzione approvata mercoledì scorso all'unanimità, il Consiglio superiore della magistratura sostiene che fu il Sismi di Pollari, e non un settore deviato dei servizi, a spiare tra il 2001 e il 2006 una serie di magistrati italiani ed europei e le associazioni di riferimento nell'ambito di un progetto che puntava a garantire la stabilità del governo Berlusconi.
Pollari ha respinto le accuse sostenendo che il Sismi non ha mai svolto attività non consentite.
Oggi, il ministro della Difesa Arturo Parisi ha convocato l'attuale direttore del Sismi Bruno Branciforte per fare il punto sul caso.


CERTO, POSSIAMO CREDERE A QUELLO CHE CI RACCONTA BERLUSCONI, OPPURE POSSIAMO PENSARE CHE NON POTEVA NON SAPERE.
OVVERO APPLICARE LO STESSO PRINCIPIO CHE SBANDIERIAMO TUTTI I GIORNI SUI CASI TELECOM (TRONCHETTI E QUINDI L'INTER NON POTEVANO NON SAPERE), SULLA CONDANNA DI GALLIANI (NON POTEVA NON SAPERE CIO' CHE FACEVA MEANI), SU CARRARO ECC...

STRANO PERO' CHE PROPRIO DURANTE IL GOVERNO BERLUSCONI (L'UOMO CHE PIU' DI CHIUNQUE ALTRO SI E' SCAGLIATO CONTRO I MAGISTRATI) SI SIA AVVAIATA L'OPERA DI SPIONAGGIO AI DANNI DEGLI STESSI...

FINO A PROVA CONTRARIA (PRINCIPIO CHE VALE PER TUTTI) , SIAMO TUTTI INNOCENTI... VEDREMO GLI SVILUPPI DELLA VICENDA

CALCIO, MOGGI: COLLINA NON PUO' FARE IL DESIGNATORE

Ogni tanto, quando non parla dei suoi affari, il buon Luciano Moggi dimostra ancora di capirne di Calcio e del sistema Calcio.
Luciano Moggi è infatti contrario alla nomina di Pierluigi Collina a designatore arbitrale. "L'ho sempre ritenuto un ottimo arbitro, ma non credo che possa assolutamente essere il designatore per la prossima stagione, perché ci sono intercettazioni telefoniche tra lui e dirigenti delle società di calcio"
Ma come si fa ad accettare l'idea di Collina designatore?
Ci siamo già scordati del perchè l'illustre fischietto si è dovuto ritirare con 1 anno di anticipo?
Noi no. Infatti non ha voluto rinunciare ad essere testimonial dello sponsor del Milan.
Ci siamo scordati delle intercettazioni?
Noi no. Infatti parlava con Meani di fantomatici incontri segreti da tenere con Galliani. (Strano, sempre il Milan...)

Si vuole un calcio pulito, un calcio senza sospetti, un calcio senza veleni e chi si rivede? sempre le solite facce... Abete, Matarrese, Collina...
Riflette gente, Riflettete...

martedì 10 luglio 2007

IL BLUFF DELLA ROMA PER CHIVU

Si sospettava già da diverso tempo, ma ora se ne ha la certezza. La Roma ha sperato fino all'ultimo momento di bluffare come si fa a poker... Peccato che ritiratisi i vari giocatori (in ordine: Barcellona, Inter e Real Madrid), ora la Roma si trova con la patata bollente nelle mani.
E' in questa circostanza che tornano sempre utili i detti popolari ed in questa occasione il detto: "Chi troppo vuole, nulla stringe" pare sintetizzare nella maniera più limpida possibile la situazione della Roma.
Si legge da più parti (a dire il vero sono quasi tutte le testate giornalistiche romane e le varie radio che vivono di queste polemiche) che il prezzo lo fissa la Roma e se una società offre di meno (in questo caso l'Inter) è da definire "delinquente"!
Ci permettiamo un paio di riflessioni:
1) Il prezzo di mercato, così come il padre dell'economia moderna Keynes ci ha insegnato, è dato dall'incrocio della domanda con l'offerta. Infatti non stiamo parlando di un giocatore dichiarato inamovibile la cui società ha fissato una clausola rescissoria, ma di un calciatore messo dichiaratamente sul mercato;
2) Se l'offerta proveniente dalle altre società (Barcellona, Inter) non soddisfa, non c'è l'obbligo della vendita forzata. Il giocatore, tramite i suoi procuratori, ha dichiarato di voler onorare il suo ultimo anno di contratto con la Roma;
3) Se la società Roma si è trovata con un giocatore con il contratto in scadenza e non è riuscita a rinnovargli il contratto, non può prendersela con le altre società... è ben risaputo che nel mercato odierno certi rinnovi vanno fatti prima di arrivare alla scadenza, altrimenti il potere passa direttamente in mano al calciatore;
4) Era già successo qualche anno fa, per la vicenda Emerson, che la Roma si sia fatta appoggiare dal Real per cercare di far salire l'offerta della Juve... sappiamo tutti com'è finita...
Certo, non è condivisibile il comportamento di Emerson che si è dato addiritura malato per non andare in ritiro con la Roma e farsi vendere alla Juve, ma era stra-noto, che la dirigenza del Real non aveva un reale interesse per Emerson. Il giocatore si è trasferito successivamente al Real tramite Capello, ma non è mai rientrato nella strategia Real, che pensa già a sostituirlo.
5) Guarda caso, anche quest'anno per la vendita di Chivu, il Real ha proposto l'identica cifra che la Roma voleva monetizzare (strana coincidenza), tranne poi ritirarsi dopo qualche giorno (visto l'immobilismo dell'Inter rischiava di doverlo comprare veramente se il giocatore alla fine avesse accettato) per spenderne quasi il doppio per il difensore Pepe.
6) E' partita l'ennesima campagna di moralizzazione dei media corrotti... ora tutti a scagliarsi contro il fantomatico accordo verbale fra l'Inter e Chivu. Qui, scusate, ma si entra nel paradossale. Quale società sprovveduta comprerebbe un giocatore senza averlo mai interpellato prima sulla sua eventuale disponibilità al trasferimento, senza aver almeno proposto in linea teorica un progetto tecnico-tattico-economico? Vi rispondiamo noi: Nessuna.
Neanche la Roma compra i giocatori senza averli prima sentiti.
Il Real Madrid andrebbe radiato dal calcio mondiale perchè parla con Kakà?
E il Milan che contatta Ronaldinho, Shevchenko, Eto'o, Pato?
La Roma cosa ha fatto per Mexes? lo ha addirittura "rapito" dalla propria società...
Juan è stato interpellato solo dopo che le società si son messe d'accordo? Assolutamete no...
7) L'unica verità è che il bluff della Roma è stato scoperto. Non è realistico valutare un giocatore messo sul mercato dalla propria società e che fra 6 mesi si svincola gratis ben 18 milioni di euro!
Poi, se qualcuno è talmente pazzo da offrirli, ben per la Roma. Ma che non si venga a dire che 7/8 milioni non siano più che sufficienti.

Altrimenti ritorniamo al discorso delle plusvalenze. perchè valutare un calciatore una cifra al di fuori del real prezzo di mercato, per i fautori della teoria sulla "plusvalenze" è reato.
Noi rimaniamo fermi sulle nostre convinzioni, ovvero che per definire un prezzo del cartellino non esiste una scienza esatta. Ma ci piacerebe vedere gli stessi critici delle plusvalenze redimersi sulla quotazione di Chivu. Perchè se la Roma è libera di stabilire il prezzo del suo cartellino, perchè Inter e milan non potevano per i giocatori che si vendevano fra di loro?

Ma allora perchè tutta questa disinformazione? Perchè tutto questo accanimento?
Ovvio. Ci sono ancora i postumi di calciopoli. Ogni giorno si cerca di tirare in mezzo la società Inter in vicende al dir poco paradossali come questa o le plusvalenze, dimenticandosi contemporaneamente che mentre per l'Inter si parla di "ipotesi", per molte altre società sono certezze (vedi juve, milan, roma, lazio già sotto processo per le plusvalenze).
Come abbiamo già detto, se qualcuno è colpevole, deve pagare. Ma deve pagare in maniera proporzionata al reato.
Non si può dare l'ergastolo al bimbo che ruba la caramella e all'assasino.

Questa caccia alle streghe fatta soprattutto da chi ne è uscito parecchio male dalla vicenda Calciopoli non ci stupisce. Tuttosport (già pessimo giornale prima dello scandalo è diventata la barzelletta nazionale), pseudo o ex giornalisti come Franco Melli (sospeso per lo scandalo calciopoli) è sempre in prima linea, senza dimenticare i vari Moggi, Pairetto, Bergamo, De Santis... (quanti "mangiavano" con quel sistema? quanti giornalisti hanno visto diminuire i loro introiti? basterebbe riflettere su questo)
Ci stupisce, invece, come tifosi o cittadini che sicuramente l'inteligenza la possiedono e non la mettono al servizio dei soldi sporchi e facili del mondo del calcio, possano seguire questi vaneggiamenti...

giovedì 28 giugno 2007

FALSO IN BILANCIO, ANCHE BETTEGA INDAGATO

E' PASSATO SOLO QUALCHE GIORNO DALL'ALLONTANAMENTO DEL SIG. BETTEGA DALLA DIRIGENZA DELLA JUVENTUS ED ECCO CHE SI RIAPRE L'ENNESIMO SCANDALO IN CASA BIANCONERA:

NOTIZIA ANSA:
TORINO, 28 GIU - Il nome di Roberto Bettega e' stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Torino nell'inchiesta sui bilanci della Juventus. Bettega figura incluso nel procedimento nella sua veste di vicepresidente (all'epoca dei fatti) della societa' bianconera. Oltre a Bettega sono indagati Antonio Giraudo, amministratore delegato, e il direttore generale Luciano Moggi.

DOPO ROMA, LAZIO, SAMPDORIA, REGGINA, INTER, MILAN E UN'ALTRA MIRIADE DI SOCIETA' ECCO AGGIUNGERSI L'INTERA TRIADE JUVENTINA NELL'INDAGINE DI FALSO IN BILANCIO.

OVVIAMENTE ATTENDIAMO FIDUCIOSI LO SVOLGERSI DEL PROCESSO DELLA MAGISTRATURA CHE, SICURAMENTE, FARA' LUCE SU QUESTO ENNESIMO MALCOSTUME DELLE SOCIETA' DI CALCIO PROFESSIONISTICHE, MA NON SOLO.

OVVIAMENTE, SE VERRANNO PROVATE ALTERAZIONI DI BILANCIO, CI SEMBRERA' GIUSTO, A QUESTO PUNTO CHE ANCHE LA GIUSTIZIA SPORTIVA SVOLGA IL SUO RUOLO.
QUESTA VOLTA SENZA GUARDARE IN FACCIA NESSUNO, SENZA AVER TIMORE DELLE PIAZZE, DEGLI INTERESSI DELLE TV E DEGLI SPONSOR.
SE ROMA, INTER, SAMPDORIA ECC. SI SONO RESI COLPEVOLI DI QUESTO REATO FINANZIARIO, MA CHE COMUNQUE SI RIPERCUOTE ANCHE SULLA GESTIONE DEL CLUB E DELLA CONSEGUENTE CAMPAGNA AQUISTI, CI SEMBRA DOVEROSA UNA PENALIZZAZIONE, CHE VADA DA UN CONGRUO NUMERO DI PUNTI DI PENALIZZAZIONI ALLA RETROCESSIONE IN SERIE B.
DISCORSO DIVERSO INVECE PER SOCIETA' COME LAZIO, MILAN JUVENTUS, REGGINA ED EVENTUALMENTE FIORENTINA, CHE GIA' SI SONO MACCHIATE DI UN REATO GRAVISSIMO IN AMBITO SPORTIVO E A QUESTO PUNTO DOVREBBERO ESSERE PUNITE SEVERAMENTE PER REITERAZIONE DI REATO SPORTIVO, QUINDI CON PENA CHE VADANO DALLA SERIE B ALLA SERIE C.

CON BUONA PACE DI TUTTI I TIFOSI DELLE "BIG" DEL NOSTRO CAMPIONATO E A TUTTO VANTAGGIO DI SOCIETA' CHE ONESTAMENTE CERCANO DI FAR QUADRARE I CONTI E CHE NON PARTECIPANO AL GIOCO SPORCO DELLE DESIGNAZIONI FAVOREVOLI E DEGLI ARBITRAGGI PILOTATI...

OVVIAMENTE DOVRA' ESSERE TUTTO DIMOSTRATO.
I BILANCI DI SQUADRE CHE RISULTANO ESSERE Società Per Azioni, QUOTATE O NON QUOTATE, SONO SENZA DUBBIO COMPLESSI E SOTTOPOSTI A CONTROLLI COSTANTI DA PARTE DELLA COVISOC...

ATTENDIAMO FIDUCIOSI NOTIZIE.

martedì 26 giugno 2007

I BAMBINI RICHIEDONO AMORE E NON PASTIGLIE

Il vostro bambino è vivace? Vi sembra che abbia delle pile inesauribili? Non sta seduto a tavola e la sua maestra è disperata? Non dorme o non vi fa dormire?
E’, con tutta probabilità, un bambino iperattivo, lo avrete ormai sentito dire un sacco di volte. Più propriamente, in termini medici malato di ADHD, Attention Deficit Hyperactive Disorder.
Se qualcuno di Voi ha avuto la pessima idea di portare il bambino da uno specialista che, invece di consigliarvi di concedere più tempo e amore ai vostri figli, vi ha prescritto medicinali, avrete scoperto che le società farmaceutiche hanno trovato "la soluzione": antidepressivi e psicofarmaci. Celexa, Zoloft, Ritalin, Luvox, Prozac, Effexor, Paxil.
Gli effetti collaterali, come spiegato nel video dalle reti ABC e Fox News, possono essere imbarazzanti. Automutilazioni, suicidi, omicidi, infarti. Il bambino è , in effetti, più tranquillo quando giace in una tomba.
Lo si può andare a trovare sapendo che non può farsi più del male, o correre via da qualche parte. Tante preoccupazioni in meno.
Tanti bilanci in attivo per i signori del farmaco e le loro lobby. Certo, perchè di lobby si tratta.
Questi farmaci non sono testati sull'uomo (come è ovvio), ma su topi. Ma questi farmaci interagiscono con il cervello di vostro figlio. Il cervello è la centrale di tutto, non si può comandare a piacere attraverso pastiglie miracolose. Potrebbe anche andare in tilt, in sovraccarico, con danni permanenti.
Magari non avranno la folle idea del suicidio, ma chi vi garantisce che il farmaco non abbia prodotto sul cervello di vostro figlio qualche altro danno?
Se vostro figlio è vivace, potrebbe anche essere un bene, non un male. Bisogna solo essere in grado di saper convogliare la sua vivacità in qualcosa di costruttivo e non di distruttivo. Se avete bisogno di aiuto, di chiarimenti, di consigli, portatelo pure dal medico, dallo psicologo, ma poi
non affidatevi alle medicine. Prendetelo per mano e uscite con lui, con lei, per una passeggiata. Fategli fare sport, seguitelo con più attenzione e amore, abbracciate i vostri figli e fate capire loro che siete sempre li, quando loro avranno bisogno di voi, magari con un bacio. In fondo il bambino o bambina che sia non deve guarire da nulla, vuole solo la vostra attenzione e avolte per ottenerla l'unico modo che hanno è rendersi iperattivi.
Se qualcuno vi propone antidepressivi o psicofarmaci per i vostri figli, fategli leggere ad alta voce gli effetti collaterali, sono riportati nel foglietto insieme alle pasticche. Poi fate voi.





MA CHI TRUCCAVA I BILANCI?

PRIMA DELLA JUVENTUS, PRIMA DELL'INTER, PRIMA DEL MILAN GIA' QUALCUNO SI DISTINSE PER REATI FINANZIARI NEL MONDO DEL CALCIO...
SICURAMENTE E' UNA PRATICA DIFFUSA, DI CERTO NON GIUSTIFICABILE, MA SICURAMENTE ADOTTATA DALLA QUASI TOTALITA' DEI CLUB.
CON LA DIFFERENZA CHE MILAN E INTER NON SONO QUOTATE IN BORSA E JUVENTUS, ROMA E LAZIO SI...
E QUESTA E' UNA COSA GRAVISSIMA.

COMUNQUE VI RIPORTIAMO UN ARTICOLO TRATTO DA CORRIERE.IT:


Calciopoli: pm, falsi i bilanci di Roma e Lazio
I magistrati hanno chiuso l'inchiesta sul doping amministrativo. Crac del Perugia calcio: sequestrati beni della famiglia Gaucci


ROMA - Anche la Roma entra nello scandalo del calcio truccato. Falsi i bilanci della società giallorossa e della Lazio: è la conclusione dei pm della procura della capitale, Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, che hanno chiuso l'inchiesta sul cosiddetto doping amministrativo, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio.
Il patron della Roma Franco Sensi e l'ex presidente della Lazio Sergio Cragnotti rischiano quindi il processo per falso in bilancio (articolo 2621 codice civile). I fatti che vengono contestati riguardano gli esercizi 2001-2002 (la Lazio vinse lo scudetto dell'anno 1999-2000, mentre la Roma vinse quello del 2000-2001).
Ci sono sviluppi anche per quanto riguarda il filone di inchiesta sul crac del Perugia calcio: la Guardia di Finanza ha sequestrato beni di proprietà della famiglia Gaucci per un valore di quasi 24 milioni di euro.

Il patron della Roma Franco Sensi, con l'allora giocatore giallorosso Nakata (Ansa)
Il patron della Roma Franco Sensi, con l'allora giocatore giallorosso Nakata (Ansa)
ROMA: IL CASO NAKATA - Ha omesso «di rilevare la plusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Hidetoshi Nakata pari a euro 13.832.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002». È il capo d'imputazione che i pm della procura della capitale hanno formulato a carico di Franco Sensi. La plusvalenza «viceversa - hanno scritto nell'avviso di conclusione delle indagini - veniva riportata per pari importo nel bilancio 2000/2001, atteso che il contratto di cessione reca, quale data di stipula e di deposito, rispettivamente, il 4 luglio 2001 e il 6 luglio 2001, date entrambe successive alla chiusura del bilancio 2000/2001».

ROMA: GLI ALTRI PUNTI OSCURI - Le operazioni sospette che hanno contribuito a truccare i bilanci della Roma riguardano cpmplessivamente ventidue calciatori: oltre all'omessa plusvalenza di Nakata per euro 13.832.000, i pm della capitale hanno addebitato a Franco Sensi il fatto di aver rilevato «maggiori plusvalenze per un importo complessivo di euro 55.281.000» e di aver omesso «di rilevare minusvalenze per un importo complessivo di euro 1.032.000 derivanti dai trasferimenti dei diritti alle prestazioni sportive dei giocatori Armando Guastella, Simone Paoletti, Alfredo Vitolo, Giordano Meloni, Simone Casavola, Matteo Napoli, Simone Farina, Daniele Ceniccola, Manuel Parla, Franco Brienza, Gianmarco Frezza, Alberto Maria Fontana, Daniele Martinetti, Daniele De Vezze, Fabio Tinazzi, Cesare Bovo e Marco Quadrini, relative ad operazioni incrociate, intendendo per tali quelle operazioni attraverso le quali due società di calcio si vendono reciprocamente il diritto alla prestazione sportiva di un giocatore ciascuna, attribuendo a tali due cessioni lo stesso prezzo e le medesime modalità e tempistica di regolazione finanziaria, e che presentano elementi tali da rendere dubbia la valutazione dei diritti alla prestazione sportiva dei giocatori, anche alla luce dei risultati delle perizie di stima (articolo 18 bis della legge 91/1981)». Il patron giallorosso, inoltre, «rilevava maggiori ammortamenti relativi ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori per un importo complessivo di euro10.016.000 relativi ai giocatori Saliou Lassissi, Raffaele Longo, Diego Fuser, Gianmarco Frezza e Giuseppe Cattivera, in quanto acquistati nell'ambito delle operazioni incrociate effettuate dalla A.S. Roma spa nell'esercizio 2000/2001.

LAZIO: IL CASO VERON - La mancata rilevazione della «plusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Juan Sebastian Veron, pari a euro 20.584.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002», è una delle imputazioni a carico di Sergio Cragnotti contenute nell'avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm. La plusvalenza del giocatore argentino, ora in forza all'Inter, «viceversa veniva riportata per pari importo nel bilancio 2000/2001, atteso che il contratto di cessione reca, quale data di stipula, l'11 luglio 2001 e la concessione del transfert internazionale è stata comunicata il 13 luglio 2001, date entrambe successive alla chiusura del bilancio 2000/2001». L'ex presidente della Lazio, inoltre, «ometteva di rilevare la minusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Federico Crovari pari a euro 689.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002 (minusvalenza che viceversa veniva rilevata nel bilancio 2000/2001 anzichè nel bilancio 2001/2002, atteso che la data di deposito, rilevata dai tabulati della Lega Nazionale Professionisti, risulta essere il 27 luglio 2001, data successiva alla chiusura del bilancio 2000/2001). Secondo i magistrati, infine, Cragnotti «rilevava maggiori ammortamenti relativi ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori per un importo complessivo di euro 1.122.000 relativi al giocatore Alberto Comazzi, in quanto acquistato nell'ambito delle operazioni incrociate effettuate dalla S.S. Lazio spa nell'esercizio 2000/2001».

RISCHIO PRESCRIZIONE - E' però improbabile che sul fronte della giustizia ordinaria Roma e Lazio finiscano per pagare. La riforma del falso in bilancio e il decreto spalmadebiti hanno infatti inciso fortemente sull'inchiesta sul doping amministrativo dei pm Palamara e Palaia, che sono stati costretti a sollecitare l'archiviazione per Franco Sensi e Sergio Cragnotti in relazione ai bilanci precedenti e successivi all'esercizio 2001-2002 rispettivamente a causa della prescrizione e in virtù del decreto del 2003 che consente di "spalmare" i debiti. Analogo provvedimento è stato sollecitato per i due consulenti di Roma e Lazio che erano finiti sul registro degli indagati per falsa perizia. La tegola della prescrizione, però, incombe anche sul procedimento chiuso dai magistrati.

PERUGIA - Beni di proprietà della famiglia Gaucci o società secondo gli investigatori a loro riconducibili - per un valore di mercato complessivo di 23 milioni e 910 mila euro - sono state sequestrate dal Gico della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta in corso nel capoluogo umbro sul fallimento del Perugia calcio. L'operazione ha riguardato Umbria e Lazio. In particolare le province di Roma, Viterbo, Perugia e Terni. I sequestrati sono stati disposti dal gip Marina De Robertis su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Antonella Duchini.
22 maggio 2006

PERCHE' GLI ONESTI NON VENGONO ASCOLTATI?

NON C'E' BISOGNO DI SPIEGARE MOLTO... NON SERVONO PROVE CONCRETE CHE RIBADISCANO DA TUTTI I PUNTI DI VISTA QUELLO CHE TUTTI SAPPIAMO E CHE SOLO UNA PARTE DELLA POPOLAZIONE ITALIANA VUOLE NEGARE...

BASTANO QUESTE PAROLE:


OK IL PREZZO E' GIUSTO!

Ramon Calderon, presidente del Real Madrid, si è detto pronto a sborsare 80 milioni di euro pur di realizzare l'affare Kakà. Cifra astronomica mai spesa per un giocatore di calcio, ma che secondo il presidente del Real può essere considerata fattibile per i ricavi che ne porterebbe. Infatti, ormai non è un segreto, in Spagna vigono tassazioni molto più vantaggiose rispetto all'Italia, ma soprattutto i grandi club spagnoli hanno saputo differenziare in maniera ottimale i ricavi, che non arrivano come dall'Italia solo dalle Tv. Comunque anche in Spagna la cifra desta stupore, a tal punto che si è scomodato uno studio coordinato da Francesc Pujol, professore di Scienze economiche e imprenditoriali all'Università di Navarra, in Spagna. Lo studio condotto da illuminati accademici, al termine dei lavori ha indicato che la quotazione giusta per portare Kakà dal Milan al Real Madrid è di 55 milioni di euro.

La stima è basata sul rapporto tra il peso mediatico del calciatore e il suo valore effettivo. Calcoli complicatissimi, ma non forse meno logici di quelli effettuati da Fifa e Uefa per stabilire il racking fra i club o nazionali...
Sulla valutazione, comunque, influiscono anche altri fattori: l'importanza dei club coinvolti nell'affare, l'età e la nazionalità del giocatore.

Pronta la replica del Milan che, come si legge sul sito rossonero, oltre a ribadire l'incedibilità di Kakà, ha risposto ai docenti spagnoli con uno seccato: "Non siamo mica a Ok, il prezzo è giusto!".

Continua così questa diatriba a distanza fra Milan e Spagna.
L'unica società a rimetterci sembra però lo stesso Milan, che denota ancora una volta un certo nervosismo sulla questione Kakà.
Il giocatore, non esente da colpe nella vicenda (potrebbe tranquillamente evitare fotografie pro Real, cene con dirigenti Madridisti e continue richieste di aumento d'ingaggio perchè al Real ne offrono di più...), potrebbe forse mettere la parola fine alla stessa, ribadendo con i fatti e non con ammiccamenti che la sua intenzione è quella di rimanere al Milan.
Infatti il nervosismo in casa Milan è dovuto proprio a questa insicurezza dimostrata dal giocatore, che da una parte vorrebbe anche rimanere, ma dall'altra è tentato da un ingaggio faraonico e dall'attrazione innata che hanno tutti i brasiliani per il Real Madrid...
Anche se poi ci viene il dubbio che il Milan si sia arrabbiato più per la possibilità prospettata di incassare meno soldi (55 invece che 80) che per l'ennesimo accostamento di Kakà al Real.

I TAROCCHI JUVENTINI

Tratto dal Manifesto

del 10/4/2004

di MARCO LIGUORI E SALVATORE NAPOLITANO

Ottenuto dal Comune di Torino il diritto di superficie sul Delle Alpi, la Juventus ha affidato la gestione dello stadio a una neonata società legata attraverso due fiduciarie ai figli di Franzo Grande Stevens. Da quasi un anno presidente della vecchia signora.
Via del Carmine è una lunga strada del centro di Torino, che ha più di un legame con il calcio cittadino. Verso la fine, e precisamente al numero civico 29, vi si trova infatti la sede della società granata, mentre poco dopo averla imboccata da piazza Savoia, al numero 2, c’è lo studio del presidente della Juventus, l’avvocato Franzo Grande Stevens. Proseguendo per circa duecento metri, al numero civico 10, sorge invece un palazzo signorile che fa angolo con via dei Quartieri.
l secondo piano, nello stesso ufficio, ci sono le sedi di due società fiduciarie: la Nomenfid e la Simonfid. In realtà, secondo le visure della Camera di Commercio, in quello stessopalazzo c’è anche la sede di una terza fiduciaria, la Sofegi, che controlla con il 76,72% la imonfid. Ma al citofono la Sofegi non appare. Tutte e tre hanno un legame particolare con il mondo del calcio, che scopriremo tra poche righe. E’ utile fare ora un passo all’indietro nel tempo e ricordare cosa è accaduto lo scorso luglio 2003: il giorno 15, il Comune di Torino e la Juventus hanno stipulato l’atto con il quale è stato costituito il diritto di superficie per 99 anni sullo stadio Delle Alpi e sulle aree adiacenti: in cambio della ormai famosa mancia di 25 milioni di euro (la miseria di 4,68 euro annui al metro quadro, quando solo per installare un banco per la vendita di libri usati o di fiori ne occorrono 76,65) la società bianconera ha avuto il diritto di edificare su un’area di 54mila metri quadrati un centro commerciale, una multisala cinematografica, la sede e il proprio museo. L’area complessiva è peraltro di circa 350mila metri quadrati. Dunque, tra le altre cose, la gestione del Delle Alpi è passata dal Comune alle mani bianconere. Occorreva perciò trovare chi se ne occupasse: con la rapidità che contraddistingue i vertici dirigenziali, il 28 luglio la Juventus
ha costituito una nuova società, la Semana, della quale detiene il 30% del capitale. Il restante 70% è in mano alla E.S.E., un’azienda, come si legge nel bilancio bianconero, «operante nel settore della gestione degli impianti sportivi». Infine, il 12 agosto la Juventus ha sottoscritto con la Semana un contratto di appalto per la fornitura dei servizi relativi alla gestione del Delle Alpi.
Tutto normale? Non proprio. La professionalità dei dirigenti di corso Galileo Ferraris è continuamente riconosciuta: e allora perché affidare la gestione dello stadio alla E.S.E., che, come risulta dal Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, è stata costituita l’8 maggio 2002? Quali esperienze nella gestione degli impianti sportivi poteva vantare per essere scelta per un’operazione così importante? Forse, la società era di nascita recente, ma i suoi soci avevano maturato esperienze significative. E qui si amplia il mistero. Degli azionisti della E.S.E. si sa soltanto che sono due, ma non se ne conosce l’identità: il 90% del capitale è infatti custodito dalla Simonfid, il restante 10% dalla Nomenfid. La Juventus se ne sarà domandata il perché? Certo, è una curiosa casualità che due soci distinti affidino le proprie quote a due diverse fiduciarie, la cui sede si trova però nello stesso, identico ufficio. Non è l’unica gustosa coincidenza: della Simonfid si è già detto che il controllo appartiene ad un’altra fiduciaria, la Sofegi. A sua volta, essa ha tre soci: Franzo, Riccardo e Cristina Grande Stevens, ovvero padre presidente bianconero e relativi rampolli. E la Nomenfid? E’ controllata dai soli figliuoli: il 52% è di Riccardo, il 18% di Cristina. Ricapitolando, la Juventus ha affidato la gestione dello stadio Delle Alpi a una neonata società, la Semana, il cui controllo è nelle mani della E.S.E., a sua volta nata da poco, i cui azionisti hanno scelto due fiduciarie controllate dalla famiglia Grande Stevens per farsi custodire le quote. Anche qui, come nel caso della Gea World, ci sono intrecci tra figli e genitori famosi.
Saltando da un nodo all’altro, come presidente e amministratore delegato della Semana è stato nominato Alessandro Gilardi. E’ un cognome che ricorre nelle vicende di casa Juve dal 30 giugno 2003:
egli è proprio l’amministratore delegato di quella Costruzioni Generali Gilardi Spa che ha permesso alla società di corso Galileo Ferraris di chiudere con un modesto utile di 2 milioni e 150mila euro il bilancio dello scorso anno. Tutto grazie all’originale scambio imperniato sulla cessione del 27,2% della Campi di Vinovo Spa, controllata dalla Juventus e proprietaria dei terreni di Vinovo e Nichelino sui quali sorgerà il progetto cosiddetto Mondo Juve (con i futuri campi di allenamento delle squadre bianconere oltre a una nuova colata di cemento per mettere su un centro commerciale) al prezzo di 37 milioni e 300mila euro, con una plusvalenza di ben 32 milioni e mezzo di euro. Perché originale? Perché, contestualmente, la Juventus ha concesso alla Gilardi il diritto di rivenderle la stessa quota appena acquistata allo stesso prezzo. Si potrebbe obiettare che se il 27,2% della Campi di Vinovo è stato valutato 37 milioni e 300mila euro quella cifra sia congrua. Macché: facendo una semplice proporzione, quel prezzo equivale a una valutazione totale della Campi di Vinovo pari a 137 milioni e 132 mila euro. Nell’ultimo bilancio annuale, chiuso al 30 giugno 2003, essa ha ottenuto un utile complessivo pari a 4mila euro.C’è un indicatore rozzo ma efficace per capire se la valutazione è in linea con i fondamentali economici: è il rapporto tra prezzo e utili. Il valore medio storico per le società quotate in Borsa, dunque estremamente significativo, si aggira intorno a 13. Vuol dire che, a parità di utili conseguiti, l’investimento iniziale viene ripagato in 13 anni. Come si verifica facilmente, nel caso della Campi di Vinovo, il rapporto è pari a 34.283: un imbattibile record mondiale. Peraltro, non c’è nulla di nuovo sotto il sole: pane (nella veste moderna di tanti soldi), amore (sotto forma di intrecci familiari) e fantasia(nelle valutazioni di bilancio). Ma purtroppo non è bello come il film di Luigi Comencini, interpretato da Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.



ORA E' PIU' FACILE CAPIRE QUESTA DENUNCIA:

Maurizio Capobianco col club dall'84 al 2005 e ora in causa: soldi
a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo...

Ex dirigente della Juve rivela
"Così Moggi pagava gli arbitri"

di MARCO MENSURATI

Ex dirigente della Juve rivela
"Così Moggi pagava gli arbitri"" width="280">
TORINO - Due premesse. La prima: "Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile". La seconda: "Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società". Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.

Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri "venivano ripagati". Spiega Capobianco: "Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc".

Beni di ingente valore?
"Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela".

Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
"Sono tutte cose che, all'occorrenza, posso dimostrare".

A quando risalgono i casi in questione?
"Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95".

Chi sono questi arbitri?
"Questo non ho intenzione di dirlo, al momento".

Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
"20-25 milioni di lire, per ogni "gratificazione"".

Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
"Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve".

Quei "beni" erano destinati a loro?
"Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".

Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
"Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni".

Cominciamo dai giornalisti?

"Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce".

Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
"Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco".

Cosa si poteva dire?
"Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro".

A cosa serve la Semana?
"Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c'ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l'altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo".

Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
"Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini".

Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
"Sì. È ancora lì. Fa l'osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell'ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo..."

Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
"Solo frammenti... Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: "Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte 'ste schede svizzere?"... Era disperata perché Bertolini quando riceveva l'ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato".

Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus...
"In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità".

Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l'ha mai visto?
"Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all'inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina".

Le istituzioni.
"Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".

La Gea.
"Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c'era la Gea".

Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
"I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto".

(11 maggio 2007)




CAMPIONI NELL'ANTICIPO:
PRIMA DI MILAN E INTER INDOVINATE CHI E' STATA, ED E' TUTT'ORA INDAGATA PER FALSO IN BILANCIO E PLUSVALENZE?
LA CARA AMICA JUVENTUS!! ROBA DA NON CREDERE!
NEGLI ILLECITI COMPAIONO SEMPRE...

UN ESEMPIO?
DA GAZZETTA.IT DEL 6 MAGGIO 2006

BILANCIO JUVE

Inchiesta del 2002, riguarda il falso in bilancio della Juve. Iscritto nel registro degli indagati l’a.d. Giraudo. Nel mirino trasferimenti sospetti, come lo scambio col Parma Di Vaio-Brighi con plusvalenze «monstre» per i bianconeri. Ma anche lo scambio Amoruso-Ametrano (tra Juve e Napoli) e l’acquisto di Buffon dal Parma.

Questa è solo una parte dell'indagine....



I CONTI DELLA JUVE

Bilancio in pareggio grazie alle cessioni eccellenti e ai soldi delle tv

La Signora, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate. Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori

Cobolli Gigli La Juventus, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate. Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori (incassate nel calciomercato estivo e in quello di gennaio) più 90,44 milioni di risconti passivi (stando alla semestrale), ossia anticipo di ricavi futuri concessi principalmente da Mediaset, Sky e Rai. Le prime sono componenti straordinarie, mentre le seconde sono un probabile retaggio dell'appartenenza alla galassia societaria della Famiglia Agnelli. Un vero e proprio paracadute che risolve qualsiasi tipo di problema. La dirigenza afferma che chiuderà l'esercizio con un sostanziale pareggio: nella riunione del consiglio di amministrazione del 24 settembre prossimo, in cui saranno esaminati i conti annuali, si saprà se l'obiettivo è stato centrato.


Tagli e plusvalenze


Grazie alla politica del risparmio, nei primi nove mesi i costi operativi (105 milioni) sono stati tagliati del 29,4% rispetto ai 148,7 milioni del corrispondente periodo dell'esercizio precedente. La società bianconera sottolinea nei documenti contabili che "ha attuato un incisivo piano di riduzione dei costi, in particolare quelli relativi agli stipendi e all'ammortamento dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori". Gli stipendi del personale tesserato, raffrontando il dato del 31 marzo 2007 con quello al 31 marzo 2006, è calato a 68 milioni dai precedenti 88,2. Tutto ciò ha compensato la perdita del 6,9% dei ricavi nei primi nove mesi di esercizio, che hanno risentito "degli effetti della retrocessione in serie B e della mancata partecipazione alla Uefa Champions League". Ma la voce ricavi è stata salvata da un tracollo ben più consistente, grazie a un "maquillage" consentito a partire da questo esercizio dai nuovi principi contabili Ias, validi per tutta l'Unione Europea per le società quotate in Borsa come appunto la Juventus: si tratta delle plusvalenze calciatori, pari a 40,91 milioni, un provento che per il nostro Codice Civile (superato dai nuovi principi) è da iscrivere nelle componenti straordinarie. Ovviamente, per gli Ias anche le minusvalenze devono essere inserite tra i costi. E' un "grazioso" regalo per chi riesce a incassare somme ingenti dalla campagna acquisti, esteso ovviamente anche alle altre due società calcistiche quotate a Piazza Affari, Roma e Lazio. Esso irrobustisce l'ammontare ricavi della Vecchia Signora nei primi nove mesi a 140,60 milioni: senza le plusvalenze sarebbe stato di 99,70 milioni. La differenza ricavi/costi sarebbe stata negativa per 19,59 milioni: con i nuovi principi contabili è invece risultata positiva per 17,4 milioni. Grazie alle plusvalenze, il risultato netto dei primi nove mesi è stato di 10,9 milioni contro il passivo di 9,28 milioni dello stesso periodo della scorsa stagione. La stessa Juventus "confessa" il loro carattere straordinario nel prospetto dell'aumento di capitale, operazione iniziata lunedì scorso. Una prima volta,
spiegando che "l'attività caratteristica della società consiste nella partecipazione alle competizioni calcistiche nazionali e internazionali", facendo già capire che il trading da calciatori non rientra in essa. La seconda volta, affermando che nei primi sei mesi del 2006/07 "il risultato operativo passa da un valore negativo di euro 17.217 migliaia ad uno positivo per euro 20.166 migliaia": ciò è dovuto "unicamente alle significative cessioni di calciatori della prima squadra che si sono interamente riflesse sul periodo in termini di contabilizzazione di plusvalenze (euro 38.864 migliaia)".



Evviva gli anticipi!


Nell'esercizio 2005/06, come è spiegato sempre nel prospetto, la società ha incassato proventi non ricorrenti "derivanti dalla cessione di diritti di opzione, che, nel corso del 2006, sono stati pari ad euro 31.750 migliaia, mentre, nel 2005 erano pari a euro 18.000 migliaia". Di questi, 30 milioni derivavano ai diritti di opzione ceduti a Mediaset "per prorogare, a condizioni prestabilite e per un'ulteriore stagione, i contratti stipulati in data 23 dicembre 2005". Questa ingente somma quest'anno non ci sarà, a meno di altre future intese da stipularsi entro la fine dell'esercizio al 30 giugno. Anzi, la Juventus ha espressamente ribadito in tutti i documenti contabili e nel prospetto informativo la riduzione dei diritti radiotelevisivi e proventi media (passata da 106,59 milioni al 31
marzo 2006 ai 63,94 milioni al 31 marzo 2007) "si origina per mancata partecipazione alla Uefa Champions League" e per la "rinegoziazione dei contratti con Sky Italia". La modifica del contratto con la tv satellitare ha comportato per la società di Casa Agnelli una riduzione da 94,5 milioni a 80,2 milioni per l'esercizio attuale. Inoltre, lo sponsor Tamoil ha rescisso il contratto con la Juve, con un impatto economico negativo per 8 milioni, mentre la revisione dell'intesa con Nike ha significato una perdita di 4,5 milioni per il 2006/2007 e altri 4,5 milioni nei prossimi otto anni. Ma la revisione dei contratti con gli sponsor e Sky, e la mancanza (almeno per i primi nove mesi di esercizio) della sottoscrizione di diritti di opzione da parte di Mediaset, non ha impedito alla Juve di ottenere un secondo "gentile" regalo offerto stavolta dalle aziende con cui intrattiene rapporti commerciali. La dirigenza bianconera ha infatti evidenziato a pagina 36 della semestrale che ha incassato 90,44 milioni in risconti passivi, ossia anticipi di ricavi futuri di competenza di altri esercizi già spesi per la gestione in corso, inseriti correttamente nello stato patrimoniale passivo. Tale voce nel bilancio 2005/06 aveva toccato appena i 58,50 milioni. E chi sono i "benefattori" della società torinese? I tre principali sono Mediaset e Sky, a cui si è aggiunta "mamma" Rai probabilmente in forza degli accordi sull'archivio delle immagini televisive della Juve, stipulati il 31 marzo 2006 a meno di due mesi dallo scoppio di calciopoli. Mediaset ha elargito anticipatamente ben 31,14 milioni, mentre Sky ha "puntellato" i conti bianconeri con 23,52 milioni. Segue l'ente televisivo statale con 13,97 milioni: 10,93 milioni provengono dalla Rai spa, mentre poco più di 3 milioni da Rai Trade. Il quarto "benefattore" è la Banca Popolare Italiana che ha versato 8,38 milioni nelle casse bianconere. Ma c'è una sorpresa: la Oilinvest Netherlands, ossia la società titolare del marchio Tamoil, ha elargito la rispettabile cifra di 6 milioni nonostante la risoluzione del contratto di sponsorizzazione. C'è anche la compagnia di videofonia, la H3G, che ha pagato 2,92 milioni alla società presieduta da Giovanni Cobolli Gigli. Già negli anni della gestione Moggi-Giraudo-Bettega la Juventus incassava laute somme con i risconti passivi: nel 2001/2002 ammontarono a 151 milioni, mentre furono 165,34 milioni nella stagione successiva. Di un vantaggio simile non ha goduto, come si è visto ad esempio qualche settimana fa, il Bologna che anzi è stato abbandonato dai suoi sponsor principali, ma senza ottenere un solo centesimo in anticipo. Il motivo della forza contrattuale della Juventus non è racchiuso nelle solite chiacchiere da bar, ma è spiegato nel prospetto della quotazione del dicembre 2001 e ribadito in quello dell'aumento di capitale. "La società appartiene al gruppo di società facenti capo alla società Giovanni Agnelli & C. Alla data del presente prospetto informativo, la società intrattiene rapporti contrattuali con società del gruppo che rientrano nel corso normale degli affari. Ove tuttavia la società non facesse più parte del gruppo i vantaggi connessi a tale appartenenza potrebbero venire meno con possibili ricadute sull'operatività e sui progetti di sviluppo della società, e, quindi, con possibili effetti negativi sui risultati economico-finanziari". Tradotto dal linguaggio dei prospetti borsistici, significa che la Juventus ottiene le condizioni contrattuali favorevoli solo grazie al fatto di appartenere al gruppo Agnelli. In base a ciò non sarebbe quindi un buon affare per un eventuale compratore rilevare la società, poiché non riceverebbe lo stesso trattamento costituito da clausole
vantaggiose con sponsor e televisioni. Sempre riguardo ai risconti, si impone una domanda al mondo politico, attualmente impegnato nell'approvazione definitiva della legge delega sulla ripartizione collettiva dei diritti tv: è giusto che un'azienda pubblica come la Rai (controllata dal ministero dell'Economia) versi in anticipo somme consistenti della cittadinanza a una società condannata dalla giustizia sportiva per illecito e che ha due suoi ex dirigenti, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, indagati dalla Procura della Repubblica di Torino per falso in bilancio e per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante uso di tali documenti? E soprattutto perché la Rai ha stipulato accordi solo con la Juventus? Esistono altre squadre che hanno scritto la storia del calcio italiano (come Inter, Milan, Lazio, Roma, Genoa, Napoli, Fiorentina, Bologna) che avrebbero diritto a ricevere un uguale trattamento.


Debiti e aumento di capitale



E a proposito di processo sportivo, stando alla semestrale la Juventus risulta debitrice per 507mila euro nei confronti dello studio Zaccone e per 226mila euro verso lo studio Grande Stevens. All'interno dei
debiti verso fornitori, pari a 10,5 milioni, si segnalano anche la cifra 237mila euro dovuta all'ex vicepresidente Roberto Bettega. Ma al suo interno vi sono anche somme dovute a sponsor: 155mila euro erano
dovute al 31 dicembre scorso al Comune di Torino che, stando al sito della Juventus (http://www.juventus.com/it/societa/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1284000) risulta essere "commercial partner". Invece la Regione Piemonte è "official supplier". La società bianconera era anche debitrice per 476mila euro, verso Epf Comunicazione, concessionaria di pubblicità del gruppo Editori per la Finanza che è media partner della Juventus ed è un gruppo editoriale che tratta per la maggior parte di aziende quotate in borsa. Invece, il quotidiano sportivo Tuttosport è legato alla società di corso Galileo Ferraris da un contratto di "commercial partner", così come anche La Stampa, quotidiano della famiglia Agnelli. L'aumento di capitale da 104,8 milioni di euro servirà a diminuire lo stato debitorio, che presenta nel rendiconto dei primi nove mesi dell'esercizio 70,49 milioni di passività non correnti, 133,50 milioni passività correnti e una posizione finanziaria netta negativa per 59,2 milioni. Quest'ultima voce è composta deriva interamente da debiti
verso le banche: 19,1 milioni sono relativi all'operazione di leasing finanziario a copertura dell'investimento nel nuovo centro sportivo di Vinovo. C'è poi la parte relativa da impiegare alla campagna acquisti:
secondo l'amministratore delegato Jean Claude Blanc, intervistato il 29 maggio scorso dal quotidiano La Repubblica, la cifra per il calciomercato ammonta a 50 milioni. Nel prospetto dell'aumento di
capitale vi è però una segnalazione importante riguardante il parametro valore della produzione/debiti finanziari aggiornato al 31 marzo scorso, che è imposto dalla Figc alle società per essere ammesse
al calciomercato. Secondo il documento, questo rapporto deve essere consegnato entro il 31 maggio: "entro tale data – si legge nel prospetto – la Figc dovrebbe provvedere alla determinazione della
misura minima di tale parametro". Ciò vuol dire che alla data di pubblicazione del prospetto, la Juventus non conosceva quale fosse il valore da rispettare. E' una grave mancanza di trasparenza verso la
società bianconera e i suoi azionisti, che non possono conoscere quanta parte dell'aumento deve essere destinata al soddisfacimento del parametro. Si può sospettare che il valore sia adeguato alle squadre
che versino in difficoltà, visto che molte di esse annaspano nei debiti. Quando deciderà la Figc di adeguare i propri regolamenti alla più ampia trasparenza, visto che tre società di serie A sono quotate a
Piazza Affari, e gli interessi degli azionisti per la legge ordinaria sono sovrani?

di Marco Liguori



POI CI SI DOMANDA PERCHE' TUTTOSPORT FACCIA LA CACCIA ALLE STREGHE, DIFENDENDO L'INDIFENDIBILE (JUVENTUS) ED ATTACCANDO IN MANIERA INDECOROSA I "NEMICI DI TURNO", LAZIO, ROMA, INTER, MILAN...

NOI ANCORA ADESSO CONTINUIAMO A MERAVIGLIARCI. COME SI PUO' CON TUTTE QUESTE INDAGINI E DOPO VARI PROCESSI IN CUI SI SONO APPURATI I REATI ESSERE STATI RETROCESSI SOLAMENTE IN SERIE B?
TRA L'ALTRO CREANDO UN PRECEDENTE PERICOLOSISSIMO.
CHI AVRA' PIU' IL CORAGGIO DI RETROCEDERE UNA SOCIETA' DI CALCIO SE DOPO AVER SCOPERTO CHE ALLA JUVENTUS TRUCCAVANO I BILANCI, TRUCCAVANO I SORTEGGI, SI ACCORDAVANO CON GLI ARBITRI E DESIGNATORI, COMANDAVANO IL MERCATO ATTRAVERSO UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, GESTIVANO LE CONVOCAZIONI IN NAZIONALE PER AUMENTARE LE QUOTAZIONI DEI GIOCATORI, SOMMINISTRAVANO IN MANIERA ABNORME FARMACI AI PROPRI GIOCATORI PAGAVANO IN NERO I PROPRI GIOCATORI E FINANZIAVANO IN MANIERA ILLECITA LA CURVA??
CI SCUSIAMO SE MOLTI ALTRI REATI CI SIAMO SCORDATI DI ELENCARLI, MA IN REALTA' SONO TROPPI.
CREDIAMO COMUNQUE DI AVER RESO L'IDEA...


domenica 24 giugno 2007

LA FAZIOSITA' DI "IL ROMANISTA"

DA IL ROMANISTA.IT:

Il contropiededi Rosella Sensi

EDITORIALE 23/06/2007) - RICCARDO LUNA
Non possiamo permetterci di comprare Henry con un blitz da 24 milioni, o di sognare Eto'o o Drogba, ma la Roma sta ridiventando, giorno dopo giorno, una grande società. Non intendo suonare la fanfara. Se grande vuol dire avere un budget di spesa illimitato (ma spesso immorale, visti i falsi in bilancio recentemente scoperti), una comunicazione con i tifosi accettabile ed un marketing in grado di far lievitare i ricavi ad un livello degno per una piazza come questa, siamo molto indietro. Ma se grande vuol dire una società avveduta e rispettata, siamo già a buon punto. La gestione del caso Chivu fin qui è stata esemplare. Quindici giorni fa, per tutti i giornali d'Italia, tranne questo, la Roma era all'angolo: Chivu aveva respinto la proposta di rinnovare il contratto ad un ingaggio pari a quello di Mexes, aveva già firmato un accordo con l'Inter ad una cifra pazzesca, e l'Inter aspettava che la Sensi gli consegnasse il giocatore su un piatto d'argento altrimenti avremmo perso Pizarro. Era tutto scritto. E invece la Roma è stata capace di non subire il ricatto interista, di accordarsi per Pizarro ottenendo un forte sconto e di rinviare a luglio la discussione su Chivu. Nel frattempo è arrivato il Barcellona, anzi, è piombato a Villa Pacelli: chi legge questo giornale lo sa da almeno una settimana di un forte interesse del club catalano, gli altri lo hanno scoperto ieri. Capita. Quello che conta è che oggi è la Roma a fare la partita, a decidere dove andrà Chivu con la prospettiva di incassare molti più soldi. Intanto il messaggio mandato al mondo del calcio è chiaro: questa Roma, non si fa prendere per il collo da nessuno. Come ai tempi di Franco Sensi.


MA COME SI FA AD AFFERMARE CERTE COSE?
EPPURE RICCARDO LUNA DOVREBBE CONOSCERE LA REALTA' DEI FATTI...

LANCIA ACCUSA SUI FALSI IN BILANCIO VERSO LE ALTRE SQUADRE, QUANDO LA A.S. ROMA E' STATA SALVATA POCO TEMPO FA DAL FALLIMENTO GRAZIE A CAPITALIA (LA BANCA CHE FINANZA IL CALCIO, LA BANCA DEI GERONZI , CHE SE QUALCUNO HA DIMENTICATO E' IN COMUNELLA CON LA GEA, LA BANCA DI CARRARO, QUEL PRESIDENTE DELLA FIGC TANTO IMMORALE), SONO STATE SCOPERTE FIDEJUSSIONI FALSE SEMPRE DELLA AS ROMA, E' TUTT''ORA SOTTO PROCESSO A ROMA PER FALSO IN BILANCIO E PLUSVALENZE FITTIZIE...

RICORDIAMO I FATTI:
Dopo essere caduto nel dimenticatoio per qualche mese, torna sulle pagine dei principali giornali italiani, sportivi e non, lo scandalo dei falsi in bilancio per Roma e Lazio. Secondo fonti giudiziarie, i pm romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia avrebbero chiesto il rinvio a giudizio per il presidente giallorosso Franco Sensi e per l'ex patron della Lazio Sergio Cragnotti. Il caso era stato aperto nel 2004 in seguito alle voci di alcuni addetti ai lavori che denunciarono il cosiddetto "Doping amministrativo". Le accuse riguardano mancate iscrizioni in bilancio di plusvalenze ed entrate provenienti dalle cessioni dei calciatori Juan Sebastian Veron e Hidetoshi Nakata. E in effetti aveva ragione Gazzoni Frascara.
Lazio e Roma praticavano il 'doping amministrativo' con bilanci nei quali alcune voci , gonfiate ad arte, mascheravano 'buchi' milionari e tasse mai pagate. A scriverlo nero su bianco, ora, sono i pm romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, titolari degli accertamenti sui falsi bilanci di Roma e Lazio. Secondo la Procura, i bilanci del 2001 e del 2002 sarebbero falsi. Appare molto probabile, a questo punto, una richiesta di rinvio a giudizio per Franco Sensi e Sergio Cragnotti presidenti delle due societa' nel periodo preso in esame dalle indagini. Sensi e Cragnotti erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di falso in bilancio.
La riforma del falso in bilancio e il decreto spalmadebiti hanno inciso fortemente sull'inchiesta dei pm, che sono stati costretti a sollecitare l'archiviazione per Franco Sensi e Sergio Cragnotti in relazione ai bilanci precedenti e successivi all'esercizio 2001-2002, rispettivamente a causa della prescrizione e in virtù del decreto del 2003 che consente di 'spalmare' i debiti.

Analogo provvedimento è stato sollecitato per i due consulenti di Roma e Lazio che erano finiti sul registro degli indagati per falsa perizia. La tegola della prescrizione, però, incombe anche sul procedimento chiuso dai magistrati.
Alcuni esempi:

La mancata rilevazione della "plusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Juan Sebastian Veron, pari a euro 20.584.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002", è una delle imputazioni a carico di Sergio Cragnotti contenute nell'avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm. La plusvalenza del giocatore argentino "viceversa veniva riportata per pari importo nel bilancio 2000/2001, atteso che il contratto di cessione reca, quale data di stipula, l'11 luglio 2001 e la concessione del transfert internazionale è stata comunicata il 13 luglio 2001, date entrambe successive alla chiusura del bilancio 2000/2001".
I soldi incassati per Veron, insomma, vennero iscritti nel bilancio sbagliato per risollevare i conti del club L'ex presidente della Lazio, inoltre, "ometteva di rilevare la minusvalenza originata dal trasferimento dei diritti pluriennali del calciatore Federico Crovari pari a euro 689.000 di competenza dell'esercizio 2001/2002 (minusvalenza che viceversa veniva rilevata nel bilancio 2000/2001 anziche' nel bilancio 2001/2002, atteso che la data di deposito, rilevata dai tabulati della Lega Nazionale Professionisti, risulta essere il 27 luglio 2001, data successiva alla chiusura del bilancio 2000/2001).
Secondo i magistrati, infine, Cragnotti "rilevava maggiori ammortamenti relativi ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori per un importo complessivo di euro 1.122.000 relativi al giocatore Alberto Comazzi, in quanto acquistato nell'ambito delle operazioni 'incrociate' effettuate dalla S.S. Lazio spa nell'esercizio 2000/2001".
Dalle carte sul calcio sporco, con riferimento ai presunti illeciti della Gea World, spunta il nome della Roma dei Sensi. Nessuna contestazione specifica. Nessuna iscrizione nel registro degli indagati, almeno per ora. Solo una serie di approfondimenti specifici riferibili, indirettamente, ai rapporti d'odio-amore tra i Moggi e la dirigenza della squadra giallorossa. Rapporti che vengono riletti alla luce dei nuovi sviluppi sull'asse giudiziario Roma-Napoli-Torino.
Fra gli spunti meritevoli d'attenzione vi sono le informative, con intercettazioni allegate, che la procura di Roma acquisì alla fine dello scorso anno dalla Guardia di finanza di Livorno sui «rapporti», per l'appunto, tra il presidente Sensi e uno dei capi degli arbitri oggi sotto accusa, Paolo Bergamo. Nelle carte si faceva riferimento a una conversazione (del 2002) in cui Bergamo spiegava a un amico che il presidente della Roma gli avrebbe presentato una lista di cinque arbitri a lui graditi. In cambio lo avrebbe favorito nella stipula di polizze Ina Assitalia (all'epoca sponsor della squadra giallorossa) di cui Bergamo era agente generale nella provincia di Livorno. L'inchiesta è stata archiviata ma l'episodio, marginale rispetto alla maxi-inchiesta sulla Gea, alla luce degli ultimi sviluppi investigativi rischia di tornare prepotentemente d'attualità. Il pm che acquisì gli atti livornesi, Luca Palamara, è del resto lo stesso magistrato che oggi indaga sulla società dei Moggi e che, proprio in questi ultimi giorni, si è trovato davanti a un nuovo spaccato della vicenda, denso di interrogativi e di punti oscuri.Sarebbero tre le linee guida degli accertamenti:
la strana «pace» dopo la guerra tra i Moggi e la famiglia Sensi; l'intercettazione della procura di Napoli su Lucianone in cui si prefigura uno scambio tra «un contratto» per la Roma (quello di Sky o che altro?) e la vendita di Emerson alla Juventus (andata in porto); e infine l'interrogatorio di venerdì scorso dell'ex direttore sportivo giallorosso Franco Baldini, acerrimo «nemico» del sistema-Moggi che a verbale avrebbe confermato tutta una serie di precedenti accuse alla Gea e ai Moggi.In prima battuta, dunque, c'è la storia tra i Sensi e la Triade. È il 7 luglio del 2004: dopo essersi scambiate cannonate e insulti per anni, Roma e Juventus firmano l'armistizio in Campidoglio davanti all'occhio commosso dello juventino, ma anche neo-romanista, Walter Veltroni, che in precedenza s'era opposto alla vendita della società a un gruppo di magnati russi, creando frizioni con i Sensi. All'appuntamento c'è Antonio Giraudo ma non c'è Franco Sensi, malato. Le veci le fa sua figlia, Rosella, ad della Roma, che al termine dell'incontro pubblicamente confessa di ritenere Moggi «molto bravo».Sarà un caso ma da quel momento Baldini comincia ad avere problemi in società, anche perché sui giornali circolano le prime indiscrezioni sul «puma» Emerson (stanco di vestire la casacca giallorossa) e su Alessandro Moggi (probabile nuovo direttore sportivo). La Curva Sud e le radio private romane insorgono. Rosella Sensi corre a smentire ma il figlio di Lucky Luciano, al quotidiano Qs, smentisce la smentita:
Sono pronto per la Roma perché ho l'ambizione di fare il dirigente sportivo. Il mercato? Non ci sono molti soldi ma rimedieremo con la “fantasia”. Faremo scambi con Chelsea, Real Madrid e i più grandi club italiani». In realtà quel mercato - ancora governato da Baldini - è soprattutto in uscita. Capello a sorpresa vola a Torino. Emerson lo segue, poi Zebina. La Roma, invece, non riesce a mettere le mani su Taddei, brasiliano del Siena - società legatissima alla Juve della Triade - che giungerà solo l'anno successivo, a pace fatta. Baldini è spiazzato. Ai microfoni di Radio Radio dice che la vendita di Emerson alla Juve, visto come stavano precipitando le cose, «è andata in porto per limitare i danni e realizzare una opportunità reciproca». Ma si vede che mastica amaro. Tanto che a novembre - dopo la stipula del contratto con Sky che dà ai giallorossi 15 milioni di euro in 5 anni, quattrini che permettono tra l'altro di blindare De Rossi e che fanno dire a Rosella Sensi «finalmente ci hanno trattato come pensiamo di meritare» - rassegna le sue dimissioni. Che vengono congelate da Sensi senior.Il Ds rinvia solo di qualche mese l'uscita. È nella primavera del 2005 quando, di «comune accordo» con la famiglia Sensi e dopo esser passato per l'ufficio indagini della Figc per alcune dichiarazioni pepate sugli arbitri, che Baldini interrompe i rapporti con villa Pacelli. Un addio amaro dopo aver difeso la Roma non solo dagli attacchi di Moggi, ma anche nello scandalo dei Rolex regalati dal presidente agli arbitri per Natale (d'oro ai designatori, d'argento agli altri) e nelle spinosissime vicende delle plusvalenze, dei bilanci, dei passaporti taroccati e delle false fideiussioni. Lascia Baldini perché non è più in sintonia con la strategia societaria. Ma forse perché anche avvelenato dall'autocandidatura di Alessandro Moggi, e magari anche dalle aspirazioni di Mariano Fabiani, all'epoca ds del Messina e grande amico di Moggi (è uno dei personaggi citati nel dossier sull'arbitro De Santis commissionato dall'Inter) che confessa a Radio Incontro, «alla Roma andrei di corsa». Ipotesi di un cambio che viene confermata dall'ex-presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni nel suo recente interrogatorio ai Pm romani dell'inchiesta Gea. Ma torniamo a Sky e veniamo al secondo grande interrogativo su cui lavorano gli inquirenti. Nelle intercettazioni napoletane, Moggi e Giraudo parlano di quello che sembrerebbe il contratto tv della Roma - o si tratta d'altro? - con accenni tutti da chiarire. Giraudo riferisce della riunione del consiglio federale e racconta come la Mazzoleni (dirigente della Roma) «continua a rompere i coglioni che vogliono fare il contratto delle partite, no? Per il numero delle gare che garantiamo… - continua il dirigente bianconero - allora io ho detto guarda, e gliel'ho fatto dire alla Mazzoleni, noi parlavamo con Baldini per quando ci sono i calendari. E poi gliel'ho detto: guarda che noi non facciamo il contratto se non mettete a posto Emerson, eh?». E ancora. «Bisogna che lei metta a posto Emerson e contestualmente mettiamo a posto il contratto (...)». E Moggi: «Bisogna farlo contestualmente. Quella è gente senza faccia!». A che si riferivano i due? Quale contratto delle partite sarebbe in ballo? E perché la condizione era che la Roma «mettesse a posto Emerson»? Per gli investigatori a caccia di anomalie sulla Gea è comunque un fatto che i rapporti burrascosi del passato lasciano il passo a intrecci amorosi. Si cercano lumi sul mercato della Roma che, con scarsa liquidità in cassa, riesce ad acquisire nel mercato 2005, poi chiuso dalla Uefa per la vicenda Mexes, non solo Taddei, ma due giocatori a parametro zero come Nonda e Kuffour da tempo nell'orbita dei Moggi. Si valutano i bilanci in profondo rosso improvvisamente colmati non solo dalla vendita di pezzi pregiati della famiglia Sensi, ma anche grazie a quella Capitalia in cui figurano Carraro ma anche e soprattutto Cesare Geronzi, papà di una delle figure di spicco della Gea. Contestualmente accade che il sindaco Veltroni s'inventi una «cittadella dello sport» giallorossa su un terreno di proprietà dei Sensi a Nord-Ovest della capitale, concedendo alla famiglia di edificare non solo impianti sportivi ma anche palazzine da rivendere al pubblico.


IL RE DELLA PLUSVALENZA:
Gabriele Paoletti. E' lui Mr Plusvalenza. Sensi comprò la comproprietà sborsando 11 milioni di euro . Tanti quanti l'Inter sborsò per l'intero cartellino di Cannavaro dal Parma nello stesso anno. Paoletti fu quotato in bilancio 22 milioni di euro , 44 miliardi delle vecchie lire e non giocò mai nella Roma , ma parcheggiato al Palermo per poi giocare nel Lanciano e nella Viterbese.


MORALE DELLA FAVOLA?
LA AS ROMA HA BEN POCO DI CHE VANTARSI:
1) TENTATIVO DI CORRUZIONE DI ARBITRI E DESIGNATORI TRAMITE ROLEX
2) FALLIMENTO EVITATO TRAMITE LEGGE AD HOC, IL COSIDDETTO "SPALMADEBITI" (RITENUTA ILLEGITTIMA DALL'UNIONE EUROPEA)
3) FALSO IN BILANCIO
4) PLUSVALENZE
5) STRANI COLLEGAMENTI CON GEA WORLD, CARRARO E L'UOMO DI CALCIOPOLI (MOGGI)
6) SE QUALCUNO CI RIFLETTE BENE, L'UNICA SQUADRA AD AVERCI REALMENTE GUADAGNATO DALLO SCANDALO DELL'ESTATE SCORSA E' PROPRIO LA AS ROMA, CHE HA POTUTO PARTECIPARE AD UNA CHAMPIONS NON CONQUISTATA SUL CAMPO, CON RELATIVI INTROITI.
7) SU PIZARRO CI SIAMO GIA' ESPRESSI E SE IL SIG. LUNA RITIENE UN AFFARE SBORSARE 12,25 MILONI DI EURO ALL'INTER QUANDO QUEST'ULTIMA L'HA RILEVATO DALL'UDINESE PER 9...

sabato 23 giugno 2007

CHE FIGURACCIA!!

SUAZO ANDRA' ALL'INTER E NON AL MILAN...
DOPO AVERLO ANNUNCIATO AI QUATTRO VENTI ORA COMUNICANO DI NON POTERLO PRENDERE...

CI LIMITIAMO A DIRE: "NOI LO AVEVAMO DETTO!"

NON SI PUO' COMPRARE UN GIOCATORE SENZA NEANCHE AVERLO INTERPELLATO...

LA SOCIETA' MILAN NE ESCE CON LE OSSA ROTTE...
UNA FIGURACCIA DEL GENERE E' SINTOMATICA DELL'INCAPACITA' DI FARE MERCATO.

COMPLIMENTI COMUNQUE AL SIG. SUAZO, CI HA STUPITO LA SUA VOLONTA' DI CONFERMARE UNA SCELTA GIA PRESA. NON ERA SEMPLICE.

MA COME REAGISCONO I MEDIA?

TGCOM:
DOPO AVER MESSO IN PRIMA PAGINA PER GIORNI CON TITOLONI CUBITALI LA PRESUNTA BEFFA ED INCAPACITA' DELLA SOCIETA' NEROAZZURRA ORA TACE... SI TROVA IN UN ANGOLINO SPERDUTO LA NOTIZIA DELL'IMMINENTE PASSAGGIO DI SUAZO ALL'INTER...
MA COME? C'E' LA PIU' GRANDE FIGURACCIA PLANETARIA DI CALCIOMERCATO DEGLI ULTIMI ANNI E NON NE DANNO RISALTO?
MA LA REDAZIONE DI QUESTA TESTATA GIORNALISTICA PRO-MILAN COSA DECIDONO DI FARE ALLA FINE? INVECE DI METTERE IN RISALTO LA DEBACLE DEGLI UOMINI MERCATO MILAN, DELLA DIRIGENZA E DI TUTTO LO STAFF CHE HA CURATO QUESTO FALLIMENTO DECIDONO DI PUNTARE IL DITO CONTRO IL DT DELL'INTER BRANCA... CE NE VUOLE DI CORAGGIO PER SVIARE LE NOTIZIE FINO A QUESTO PUNTO...



DA ACMILAN.COM

COMUNICATO UFFICIALE A.C. MILAN
23/06/2007
MILANO - Il Milan ha stipulato con il Cagliari Calcio un contratto avente ad oggetto la cessione in compartecipazione del calciatore David Suazo.Tuttavia, preso successivamente atto che il calciatore aveva precedentemente sottoscritto con F.C. Internazionale un contratto di lavoro sportivo, comunica di ritirarsi dalla trattativa. Il Milan desidera peraltro sottolineare di aver operato nella vicenda lealmente ed in piena conformità con i regolamenti sportivi nazionali e internazionali.


Come a dire: "Non è colpa nostra se abbiamo avuto la presunzione di acquistare un giocatore senza aver avuto la decenza di contattarlo e sentire la sua opinione... dopotutto aveva solo fatto le visite mediche all'Inter e noi volevamo fare un dispetto che Cellino ci aveva assicurato sarebbe riuscito. Comunque, visto che non ci siamo riusciti, speriamo che il giocatore venga squalificato, perchè è stato brutto e cattivo. Ecco".

COMPLIMENTONI...

E' sempre difficile ammettere di essere stati rifiutati per un'altra società...
E' una figuraccia, ma bisogna accettarla.




DA CALCIOMERCATO.COM:

David Suazo rischia sino a sei mesi di squalifica”. È questo quanto ipotizzato dall’ex vicecapo dell’Ufficio Indagini della Figc, l’avvocato Mario Stagliano, intervenuto ai microfoni di Radio Radio tv. Per Stagliano un precedente illustre, visto che si era occupato di quanto accaduto nel 2004, quando Dejan Stankovic passò dalla Lazio all'Inter. In quel caso tutto si risolse solo con delle ammende a Luciano Moggi e alla Juventus.
Stagliano ha proseguito: “Suazo e Moratti hanno detto che il contratto era già stato firmato. Se questo fosse realmente esatto, anche se poi fosse stato stralciato, il reato è stato ammesso dalle due parti e quindi è applicabile la sanzione. Secondo il sottoscritto il calciatore e il presidente devono essere squalificati o subire una qualche sanzione".


MA QUESTO STAGLIANO NON ERA LO STESSO FATTO FUORI NELLO SCANDALO MOGGIOPOLI PERCHE' RITENUTO INVISCHIATO E COMPIACENTE NELLA "GIUSTIZIA SPORTIVA PILOTATA"?
MA SOPRATTUTTO, MENTRE NOI GIA PARLAVAMO DELLA PROBABILE SQUALIFICA DI SUAZO (SE VIENE DIMOSTRATA LA FIRMA), LUI DOV'ERA?
SI ERA DIMENTICATO DELLE REGOLE SOLO PERCHE' SUAZO ANDAVA AL MILAN ANCHE SE AVEVA FIRMATO CON L'INTER?

PER FINIRE: RICORDIAMO ALL'AVVOCATO CHE IL REGOLAMENTO PARLA DI 3 FIRME. LA SQUALIFICA PUO' ARRIVARE SE SI SUPERA QUESTO NUMERO. MA SE SUAZO VA ALL'INTER NON METTE FIRME IN PIU' (SUCCEDEVA SOLO SE FIRMAVA ANCHE PER IL MILAN).
AL MASSIMO RISCHIA UNA MULTA L'INTER.
CHE LO ABBIANO CACCIATO PER LA SUA INCOMPETENZA SUI REGOLAMENTI?


VI RIPORTIAMO UN PEZZO DELL' ARTICOLO DI FRANCOROSSI, CONSULTABILE SUL SUO SITO INTERNET www.francorossi.com:

"Era dal 1986 che un giocatore non rifiutava il Milan in maniera ufficiale.Ventun anni fa fu Vialli a dire di no alle offerte di Galliani e Berlusconi e adesso è stato Suazo.Uno smacco del genere nessuno se l’aspettava e tutto quel che è stato scritto di negativo nei confronti dei dirigenti interisti nei giorni scorso, va ripetuto, parola per parola nei confronti di quelli del Milan.La figuraccia del Milan è storica, anche perché se Galliani martedì mattina avesse voluto vincere ma non stravincere, oggi Suazo sarebbe un giocatore del Milan."...