Tratto dal Manifesto
del 10/4/2004
di MARCO LIGUORI E SALVATORE NAPOLITANO
Ottenuto dal Comune di Torino il diritto di superficie sul Delle Alpi, la Juventus ha affidato la gestione dello stadio a una neonata società legata attraverso due fiduciarie ai figli di Franzo Grande Stevens. Da quasi un anno presidente della vecchia signora.
Via del Carmine è una lunga strada del centro di Torino, che ha più di un legame con il calcio cittadino. Verso la fine, e precisamente al numero civico 29, vi si trova infatti la sede della società granata, mentre poco dopo averla imboccata da piazza Savoia, al numero 2, c’è lo studio del presidente della Juventus, l’avvocato Franzo Grande Stevens. Proseguendo per circa duecento metri, al numero civico 10, sorge invece un palazzo signorile che fa angolo con via dei Quartieri.
l secondo piano, nello stesso ufficio, ci sono le sedi di due società fiduciarie: la Nomenfid e la Simonfid. In realtà, secondo le visure della Camera di Commercio, in quello stessopalazzo c’è anche la sede di una terza fiduciaria, la Sofegi, che controlla con il 76,72% la imonfid. Ma al citofono la Sofegi non appare. Tutte e tre hanno un legame particolare con il mondo del calcio, che scopriremo tra poche righe. E’ utile fare ora un passo all’indietro nel tempo e ricordare cosa è accaduto lo scorso luglio 2003: il giorno 15, il Comune di Torino e la Juventus hanno stipulato l’atto con il quale è stato costituito il diritto di superficie per 99 anni sullo stadio Delle Alpi e sulle aree adiacenti: in cambio della ormai famosa mancia di 25 milioni di euro (la miseria di 4,68 euro annui al metro quadro, quando solo per installare un banco per la vendita di libri usati o di fiori ne occorrono 76,65) la società bianconera ha avuto il diritto di edificare su un’area di 54mila metri quadrati un centro commerciale, una multisala cinematografica, la sede e il proprio museo. L’area complessiva è peraltro di circa 350mila metri quadrati. Dunque, tra le altre cose, la gestione del Delle Alpi è passata dal Comune alle mani bianconere. Occorreva perciò trovare chi se ne occupasse: con la rapidità che contraddistingue i vertici dirigenziali, il 28 luglio la Juventus ha costituito una nuova società, la Semana, della quale detiene il 30% del capitale. Il restante 70% è in mano alla E.S.E., un’azienda, come si legge nel bilancio bianconero, «operante nel settore della gestione degli impianti sportivi». Infine, il 12 agosto la Juventus ha sottoscritto con la Semana un contratto di appalto per la fornitura dei servizi relativi alla gestione del Delle Alpi.
Tutto normale? Non proprio. La professionalità dei dirigenti di corso Galileo Ferraris è continuamente riconosciuta: e allora perché affidare la gestione dello stadio alla E.S.E., che, come risulta dal Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, è stata costituita l’8 maggio 2002? Quali esperienze nella gestione degli impianti sportivi poteva vantare per essere scelta per un’operazione così importante? Forse, la società era di nascita recente, ma i suoi soci avevano maturato esperienze significative. E qui si amplia il mistero. Degli azionisti della E.S.E. si sa soltanto che sono due, ma non se ne conosce l’identità: il 90% del capitale è infatti custodito dalla Simonfid, il restante 10% dalla Nomenfid. La Juventus se ne sarà domandata il perché? Certo, è una curiosa casualità che due soci distinti affidino le proprie quote a due diverse fiduciarie, la cui sede si trova però nello stesso, identico ufficio. Non è l’unica gustosa coincidenza: della Simonfid si è già detto che il controllo appartiene ad un’altra fiduciaria, la Sofegi. A sua volta, essa ha tre soci: Franzo, Riccardo e Cristina Grande Stevens, ovvero padre presidente bianconero e relativi rampolli. E la Nomenfid? E’ controllata dai soli figliuoli: il 52% è di Riccardo, il 18% di Cristina. Ricapitolando, la Juventus ha affidato la gestione dello stadio Delle Alpi a una neonata società, la Semana, il cui controllo è nelle mani della E.S.E., a sua volta nata da poco, i cui azionisti hanno scelto due fiduciarie controllate dalla famiglia Grande Stevens per farsi custodire le quote. Anche qui, come nel caso della Gea World, ci sono intrecci tra figli e genitori famosi.
Saltando da un nodo all’altro, come presidente e amministratore delegato della Semana è stato nominato Alessandro Gilardi. E’ un cognome che ricorre nelle vicende di casa Juve dal 30 giugno 2003:
egli è proprio l’amministratore delegato di quella Costruzioni Generali Gilardi Spa che ha permesso alla società di corso Galileo Ferraris di chiudere con un modesto utile di 2 milioni e 150mila euro il bilancio dello scorso anno. Tutto grazie all’originale scambio imperniato sulla cessione del 27,2% della Campi di Vinovo Spa, controllata dalla Juventus e proprietaria dei terreni di Vinovo e Nichelino sui quali sorgerà il progetto cosiddetto Mondo Juve (con i futuri campi di allenamento delle squadre bianconere oltre a una nuova colata di cemento per mettere su un centro commerciale) al prezzo di 37 milioni e 300mila euro, con una plusvalenza di ben 32 milioni e mezzo di euro. Perché originale? Perché, contestualmente, la Juventus ha concesso alla Gilardi il diritto di rivenderle la stessa quota appena acquistata allo stesso prezzo. Si potrebbe obiettare che se il 27,2% della Campi di Vinovo è stato valutato 37 milioni e 300mila euro quella cifra sia congrua. Macché: facendo una semplice proporzione, quel prezzo equivale a una valutazione totale della Campi di Vinovo pari a 137 milioni e 132 mila euro. Nell’ultimo bilancio annuale, chiuso al 30 giugno 2003, essa ha ottenuto un utile complessivo pari a 4mila euro.C’è un indicatore rozzo ma efficace per capire se la valutazione è in linea con i fondamentali economici: è il rapporto tra prezzo e utili. Il valore medio storico per le società quotate in Borsa, dunque estremamente significativo, si aggira intorno a 13. Vuol dire che, a parità di utili conseguiti, l’investimento iniziale viene ripagato in 13 anni. Come si verifica facilmente, nel caso della Campi di Vinovo, il rapporto è pari a 34.283: un imbattibile record mondiale. Peraltro, non c’è nulla di nuovo sotto il sole: pane (nella veste moderna di tanti soldi), amore (sotto forma di intrecci familiari) e fantasia(nelle valutazioni di bilancio). Ma purtroppo non è bello come il film di Luigi Comencini, interpretato da Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.
ORA E' PIU' FACILE CAPIRE QUESTA DENUNCIA:
Maurizio Capobianco col club dall'84 al 2005 e ora in causa: soldi
a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo...
Ex dirigente della Juve rivela
"Così Moggi pagava gli arbitri"
di MARCO MENSURATI

Ex dirigente della Juve rivela
"Così Moggi pagava gli arbitri"" width="280">
TORINO - Due premesse. La prima: "Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile". La seconda: "Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società". Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.
Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri "venivano ripagati". Spiega Capobianco: "Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc".
Beni di ingente valore?
"Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela".
Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
"Sono tutte cose che, all'occorrenza, posso dimostrare".
A quando risalgono i casi in questione?
"Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95".
Chi sono questi arbitri?
"Questo non ho intenzione di dirlo, al momento".
Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
"20-25 milioni di lire, per ogni "gratificazione"".
Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
"Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve".
Quei "beni" erano destinati a loro?
"Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".
Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
"Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni".
Cominciamo dai giornalisti?
"Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce".
Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
"Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco".
Cosa si poteva dire?
"Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro".
A cosa serve la Semana?
"Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c'ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l'altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo".
Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
"Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini".
Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
"Sì. È ancora lì. Fa l'osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell'ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo..."
Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
"Solo frammenti... Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: "Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte 'ste schede svizzere?"... Era disperata perché Bertolini quando riceveva l'ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato".
Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus...
"In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità".
Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l'ha mai visto?
"Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all'inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina".
Le istituzioni.
"Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".
La Gea.
"Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c'era la Gea".
Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
"I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto".
(11 maggio 2007)
CAMPIONI NELL'ANTICIPO:
PRIMA DI MILAN E INTER INDOVINATE CHI E' STATA, ED E' TUTT'ORA INDAGATA PER FALSO IN BILANCIO E PLUSVALENZE?
LA CARA AMICA JUVENTUS!! ROBA DA NON CREDERE!
NEGLI ILLECITI COMPAIONO SEMPRE...
UN ESEMPIO?
DA GAZZETTA.IT DEL 6 MAGGIO 2006
BILANCIO JUVEInchiesta del 2002, riguarda il falso in bilancio della Juve. Iscritto nel registro degli indagati l’a.d. Giraudo. Nel mirino trasferimenti sospetti, come lo scambio col Parma Di Vaio-Brighi con plusvalenze «monstre» per i bianconeri. Ma anche lo scambio Amoruso-Ametrano (tra Juve e Napoli) e l’acquisto di Buffon dal Parma.
Questa è solo una parte dell'indagine....
I CONTI DELLA JUVE
Bilancio in pareggio grazie alle cessioni eccellenti e ai soldi delle tv
La Signora, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate. Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori
La Juventus, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate. Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori (incassate nel calciomercato estivo e in quello di gennaio) più 90,44 milioni di risconti passivi (stando alla semestrale), ossia anticipo di ricavi futuri concessi principalmente da Mediaset, Sky e Rai. Le prime sono componenti straordinarie, mentre le seconde sono un probabile retaggio dell'appartenenza alla galassia societaria della Famiglia Agnelli. Un vero e proprio paracadute che risolve qualsiasi tipo di problema. La dirigenza afferma che chiuderà l'esercizio con un sostanziale pareggio: nella riunione del consiglio di amministrazione del 24 settembre prossimo, in cui saranno esaminati i conti annuali, si saprà se l'obiettivo è stato centrato.
Tagli e plusvalenze
Grazie alla politica del risparmio, nei primi nove mesi i costi operativi (105 milioni) sono stati tagliati del 29,4% rispetto ai 148,7 milioni del corrispondente periodo dell'esercizio precedente. La società bianconera sottolinea nei documenti contabili che "ha attuato un incisivo piano di riduzione dei costi, in particolare quelli relativi agli stipendi e all'ammortamento dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori". Gli stipendi del personale tesserato, raffrontando il dato del 31 marzo 2007 con quello al 31 marzo 2006, è calato a 68 milioni dai precedenti 88,2. Tutto ciò ha compensato la perdita del 6,9% dei ricavi nei primi nove mesi di esercizio, che hanno risentito "degli effetti della retrocessione in serie B e della mancata partecipazione alla Uefa Champions League". Ma la voce ricavi è stata salvata da un tracollo ben più consistente, grazie a un "maquillage" consentito a partire da questo esercizio dai nuovi principi contabili Ias, validi per tutta l'Unione Europea per le società quotate in Borsa come appunto la Juventus: si tratta delle plusvalenze calciatori, pari a 40,91 milioni, un provento che per il nostro Codice Civile (superato dai nuovi principi) è da iscrivere nelle componenti straordinarie. Ovviamente, per gli Ias anche le minusvalenze devono essere inserite tra i costi. E' un "grazioso" regalo per chi riesce a incassare somme ingenti dalla campagna acquisti, esteso ovviamente anche alle altre due società calcistiche quotate a Piazza Affari, Roma e Lazio. Esso irrobustisce l'ammontare ricavi della Vecchia Signora nei primi nove mesi a 140,60 milioni: senza le plusvalenze sarebbe stato di 99,70 milioni. La differenza ricavi/costi sarebbe stata negativa per 19,59 milioni: con i nuovi principi contabili è invece risultata positiva per 17,4 milioni. Grazie alle plusvalenze, il risultato netto dei primi nove mesi è stato di 10,9 milioni contro il passivo di 9,28 milioni dello stesso periodo della scorsa stagione. La stessa Juventus "confessa" il loro carattere straordinario nel prospetto dell'aumento di capitale, operazione iniziata lunedì scorso. Una prima volta,
spiegando che "l'attività caratteristica della società consiste nella partecipazione alle competizioni calcistiche nazionali e internazionali", facendo già capire che il trading da calciatori non rientra in essa. La seconda volta, affermando che nei primi sei mesi del 2006/07 "il risultato operativo passa da un valore negativo di euro 17.217 migliaia ad uno positivo per euro 20.166 migliaia": ciò è dovuto "unicamente alle significative cessioni di calciatori della prima squadra che si sono interamente riflesse sul periodo in termini di contabilizzazione di plusvalenze (euro 38.864 migliaia)".
Evviva gli anticipi!
Nell'esercizio 2005/06, come è spiegato sempre nel prospetto, la società ha incassato proventi non ricorrenti "derivanti dalla cessione di diritti di opzione, che, nel corso del 2006, sono stati pari ad euro 31.750 migliaia, mentre, nel 2005 erano pari a euro 18.000 migliaia". Di questi, 30 milioni derivavano ai diritti di opzione ceduti a Mediaset "per prorogare, a condizioni prestabilite e per un'ulteriore stagione, i contratti stipulati in data 23 dicembre 2005". Questa ingente somma quest'anno non ci sarà, a meno di altre future intese da stipularsi entro la fine dell'esercizio al 30 giugno. Anzi, la Juventus ha espressamente ribadito in tutti i documenti contabili e nel prospetto informativo la riduzione dei diritti radiotelevisivi e proventi media (passata da 106,59 milioni al 31
marzo 2006 ai 63,94 milioni al 31 marzo 2007) "si origina per mancata partecipazione alla Uefa Champions League" e per la "rinegoziazione dei contratti con Sky Italia". La modifica del contratto con la tv satellitare ha comportato per la società di Casa Agnelli una riduzione da 94,5 milioni a 80,2 milioni per l'esercizio attuale. Inoltre, lo sponsor Tamoil ha rescisso il contratto con la Juve, con un impatto economico negativo per 8 milioni, mentre la revisione dell'intesa con Nike ha significato una perdita di 4,5 milioni per il 2006/2007 e altri 4,5 milioni nei prossimi otto anni. Ma la revisione dei contratti con gli sponsor e Sky, e la mancanza (almeno per i primi nove mesi di esercizio) della sottoscrizione di diritti di opzione da parte di Mediaset, non ha impedito alla Juve di ottenere un secondo "gentile" regalo offerto stavolta dalle aziende con cui intrattiene rapporti commerciali. La dirigenza bianconera ha infatti evidenziato a pagina 36 della semestrale che ha incassato 90,44 milioni in risconti passivi, ossia anticipi di ricavi futuri di competenza di altri esercizi già spesi per la gestione in corso, inseriti correttamente nello stato patrimoniale passivo. Tale voce nel bilancio 2005/06 aveva toccato appena i 58,50 milioni. E chi sono i "benefattori" della società torinese? I tre principali sono Mediaset e Sky, a cui si è aggiunta "mamma" Rai probabilmente in forza degli accordi sull'archivio delle immagini televisive della Juve, stipulati il 31 marzo 2006 a meno di due mesi dallo scoppio di calciopoli. Mediaset ha elargito anticipatamente ben 31,14 milioni, mentre Sky ha "puntellato" i conti bianconeri con 23,52 milioni. Segue l'ente televisivo statale con 13,97 milioni: 10,93 milioni provengono dalla Rai spa, mentre poco più di 3 milioni da Rai Trade. Il quarto "benefattore" è la Banca Popolare Italiana che ha versato 8,38 milioni nelle casse bianconere. Ma c'è una sorpresa: la Oilinvest Netherlands, ossia la società titolare del marchio Tamoil, ha elargito la rispettabile cifra di 6 milioni nonostante la risoluzione del contratto di sponsorizzazione. C'è anche la compagnia di videofonia, la H3G, che ha pagato 2,92 milioni alla società presieduta da Giovanni Cobolli Gigli. Già negli anni della gestione Moggi-Giraudo-Bettega la Juventus incassava laute somme con i risconti passivi: nel 2001/2002 ammontarono a 151 milioni, mentre furono 165,34 milioni nella stagione successiva. Di un vantaggio simile non ha goduto, come si è visto ad esempio qualche settimana fa, il Bologna che anzi è stato abbandonato dai suoi sponsor principali, ma senza ottenere un solo centesimo in anticipo. Il motivo della forza contrattuale della Juventus non è racchiuso nelle solite chiacchiere da bar, ma è spiegato nel prospetto della quotazione del dicembre 2001 e ribadito in quello dell'aumento di capitale. "La società appartiene al gruppo di società facenti capo alla società Giovanni Agnelli & C. Alla data del presente prospetto informativo, la società intrattiene rapporti contrattuali con società del gruppo che rientrano nel corso normale degli affari. Ove tuttavia la società non facesse più parte del gruppo i vantaggi connessi a tale appartenenza potrebbero venire meno con possibili ricadute sull'operatività e sui progetti di sviluppo della società, e, quindi, con possibili effetti negativi sui risultati economico-finanziari". Tradotto dal linguaggio dei prospetti borsistici, significa che la Juventus ottiene le condizioni contrattuali favorevoli solo grazie al fatto di appartenere al gruppo Agnelli. In base a ciò non sarebbe quindi un buon affare per un eventuale compratore rilevare la società, poiché non riceverebbe lo stesso trattamento costituito da clausole
vantaggiose con sponsor e televisioni. Sempre riguardo ai risconti, si impone una domanda al mondo politico, attualmente impegnato nell'approvazione definitiva della legge delega sulla ripartizione collettiva dei diritti tv: è giusto che un'azienda pubblica come la Rai (controllata dal ministero dell'Economia) versi in anticipo somme consistenti della cittadinanza a una società condannata dalla giustizia sportiva per illecito e che ha due suoi ex dirigenti, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, indagati dalla Procura della Repubblica di Torino per falso in bilancio e per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante uso di tali documenti? E soprattutto perché la Rai ha stipulato accordi solo con la Juventus? Esistono altre squadre che hanno scritto la storia del calcio italiano (come Inter, Milan, Lazio, Roma, Genoa, Napoli, Fiorentina, Bologna) che avrebbero diritto a ricevere un uguale trattamento.
Debiti e aumento di capitale
E a proposito di processo sportivo, stando alla semestrale la Juventus risulta debitrice per 507mila euro nei confronti dello studio Zaccone e per 226mila euro verso lo studio Grande Stevens. All'interno dei
debiti verso fornitori, pari a 10,5 milioni, si segnalano anche la cifra 237mila euro dovuta all'ex vicepresidente Roberto Bettega. Ma al suo interno vi sono anche somme dovute a sponsor: 155mila euro erano
dovute al 31 dicembre scorso al Comune di Torino che, stando al sito della Juventus (http://www.juventus.com/it/societa/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1284000) risulta essere "commercial partner". Invece la Regione Piemonte è "official supplier". La società bianconera era anche debitrice per 476mila euro, verso Epf Comunicazione, concessionaria di pubblicità del gruppo Editori per la Finanza che è media partner della Juventus ed è un gruppo editoriale che tratta per la maggior parte di aziende quotate in borsa. Invece, il quotidiano sportivo Tuttosport è legato alla società di corso Galileo Ferraris da un contratto di "commercial partner", così come anche La Stampa, quotidiano della famiglia Agnelli. L'aumento di capitale da 104,8 milioni di euro servirà a diminuire lo stato debitorio, che presenta nel rendiconto dei primi nove mesi dell'esercizio 70,49 milioni di passività non correnti, 133,50 milioni passività correnti e una posizione finanziaria netta negativa per 59,2 milioni. Quest'ultima voce è composta deriva interamente da debiti
verso le banche: 19,1 milioni sono relativi all'operazione di leasing finanziario a copertura dell'investimento nel nuovo centro sportivo di Vinovo. C'è poi la parte relativa da impiegare alla campagna acquisti:
secondo l'amministratore delegato Jean Claude Blanc, intervistato il 29 maggio scorso dal quotidiano La Repubblica, la cifra per il calciomercato ammonta a 50 milioni. Nel prospetto dell'aumento di
capitale vi è però una segnalazione importante riguardante il parametro valore della produzione/debiti finanziari aggiornato al 31 marzo scorso, che è imposto dalla Figc alle società per essere ammesse
al calciomercato. Secondo il documento, questo rapporto deve essere consegnato entro il 31 maggio: "entro tale data – si legge nel prospetto – la Figc dovrebbe provvedere alla determinazione della
misura minima di tale parametro". Ciò vuol dire che alla data di pubblicazione del prospetto, la Juventus non conosceva quale fosse il valore da rispettare. E' una grave mancanza di trasparenza verso la
società bianconera e i suoi azionisti, che non possono conoscere quanta parte dell'aumento deve essere destinata al soddisfacimento del parametro. Si può sospettare che il valore sia adeguato alle squadre
che versino in difficoltà, visto che molte di esse annaspano nei debiti. Quando deciderà la Figc di adeguare i propri regolamenti alla più ampia trasparenza, visto che tre società di serie A sono quotate a
Piazza Affari, e gli interessi degli azionisti per la legge ordinaria sono sovrani?
di Marco Liguori
POI CI SI DOMANDA PERCHE' TUTTOSPORT FACCIA LA CACCIA ALLE STREGHE, DIFENDENDO L'INDIFENDIBILE (JUVENTUS) ED ATTACCANDO IN MANIERA INDECOROSA I "NEMICI DI TURNO", LAZIO, ROMA, INTER, MILAN...
NOI ANCORA ADESSO CONTINUIAMO A MERAVIGLIARCI. COME SI PUO' CON TUTTE QUESTE INDAGINI E DOPO VARI PROCESSI IN CUI SI SONO APPURATI I REATI ESSERE STATI RETROCESSI SOLAMENTE IN SERIE B?
TRA L'ALTRO CREANDO UN PRECEDENTE PERICOLOSISSIMO.
CHI AVRA' PIU' IL CORAGGIO DI RETROCEDERE UNA SOCIETA' DI CALCIO SE DOPO AVER SCOPERTO CHE ALLA JUVENTUS TRUCCAVANO I BILANCI, TRUCCAVANO I SORTEGGI, SI ACCORDAVANO CON GLI ARBITRI E DESIGNATORI, COMANDAVANO IL MERCATO ATTRAVERSO UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, GESTIVANO LE CONVOCAZIONI IN NAZIONALE PER AUMENTARE LE QUOTAZIONI DEI GIOCATORI, SOMMINISTRAVANO IN MANIERA ABNORME FARMACI AI PROPRI GIOCATORI PAGAVANO IN NERO I PROPRI GIOCATORI E FINANZIAVANO IN MANIERA ILLECITA LA CURVA??
CI SCUSIAMO SE MOLTI ALTRI REATI CI SIAMO SCORDATI DI ELENCARLI, MA IN REALTA' SONO TROPPI.
CREDIAMO COMUNQUE DI AVER RESO L'IDEA...